
Due filosofi, uno americano l´altro italiano, tentano una critica dello stato contemporaneo.
Prefazione
Nei Grundrisse, Marx scrive: «Il lavoro è il fuoco che dà vita e forma; le cose sono transitorie e temporali, giacché subiscono l’attività formatrice del tempo vivente». L’affermazione del lavoro è l’affermazione della vita stessa. Questo nostro libro ha per oggetto la potenza del lavoro vivo contemporaneo; anzi la gioia che tale potenza procura (può procurare) al soggetto sociale che la detiene.
Sappiamo perfettamente, tuttavia, che il lavoro con cui giorno dopo giorno ci dobbiamo confrontare nella società attuale, tanto raramente è gioia, quanto piuttosto fastidio e noia per qualcuno, pena e miseria per altri. L’«eterno ritorno dell’uguale» è la forma in cui il lavoro capitalistico presenta se stesso come prigione che rinchiude e rende schiava la nostra potenza, portandosi via il nostro tempo. E il tempo che ci lascia, il tempo libero, sembra riempito unicamente dalla nostra passività, dalla nostra improduttività. Il lavoro che noi affermiamo deve essere colto su un piano differente, in un tempo differente.
Il lavoro vivo produce vita e costituisce società con uno spessore temporale che attraversa e annienta il tempo divisibile della giornata lavorativa, dentro e fuori la prigione del lavoro capitalistico col suo rapporto salariale che si estende alla sfera del non-lavoro. È seme che riposa sotto la neve aspettando la maturazione, è forza vitale già da sempre attiva nelle reti dinamiche della cooperazione, nella produzione e riproduzione della società che scorre dentro e fuori il tempo imposto dal capitale. Dioniso è il dio del lavoro vivo che crea in base al suo proprio tempo.
Focalizzeremo quindi la nostra attenzione sull’evolversi delle pratiche e sull’efficacia concreta delle teorie con cui il capitale riesce ad arginare e addomesticare la potenza del lavoro vivo, così da sottometterla alla disciplina del lavoro salariato. La nostra analisi dei complessi apparati di Stato, pratici e teorici, di controllo e di sfruttamento, non è certo orientata a infondere un sentimento d’impotenza di fronte alle loro terrificanti articolazioni, quanto piuttosto a riconoscere in modo sempre più chiaro i poteri che li sovvertono e che pongono una alternativa radicale al loro ordine. Sotto il giogo sofisticato dei rapporti capitalistici contemporanei, il lavoro vivo mostra una autonomia via via più accentuata. «Le condizioni borghesi di produzione e di scambio, i rapporti borghesi di proprietà, la moderna società borghese, che ha evocato come per incanto così potenti mezzi di produzione e di scambio, rassomigliano allo stregone che non può dominare le potenze sotterranee da lui evocate» (K. Marx e Fr. Engels, Manifesto del Partito Comunista).
Il nostro studio è dedicato ai poteri creativi, dionisiaci, del mondo sotterraneo evocato dall’apprendista stregone.