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"Il governo dell´eccedenza" di Alessandro De Giorgi. Edizioni Ombre Corte, 2002. € 11,50

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Alessandro De Giorgi 
 
Il governo dell´eccedenza 
Postfordismo e controllo della moltitudine 
  
pp. 141 
€ 11,50 
isbn 88-87009-30-9 

Prefazione di Dario Melossi

Il libro
Come mutano le strategie del controllo sociale nella transizione dal fordismo al postfordismo? C’è una relazione tra disoccupazione e incarcerazione? Esiste un rapporto tra la nuova composizione della forza lavoro e la diffusione delle tecnologie di sorveglianza, tra le pratiche del controllo sociale e le trasformazioni che hanno investito luoghi, modi e soggetti della produzione? A partire da queste domande, il saggio di De Giorgi analizza i cambiamenti in atto nei sistemi di controllo sociale collegandoli alle trasformazioni intervenute negli ultimi anni nei processi di produzione. L’emergere di una nuova forza lavoro postfordista determina un profondo rivoluzionamento delle prassi di controllo diffuse nella società contemporanea. La moltitudine, al tempo stesso anima produttiva del nuovo ordine economico imperiale e minaccia latente alla sua stabilità, induce gli apparati di potere a elaborare nuove forme di controllo e sorveglianza. La produttività biopolitica della moltitudine sfugge continuamente alle strategie capitalistiche di disciplinamento della forza lavoro, decretandone l’esaurimento e inaugurandone una nuova fase. é qui che si delineano i contorni di un nuovo regime di controllo che l’autore definisce "governo dell’eccedenza".

L´autore
Alessandro De Giorgi è dottorando di ricerca in criminologia presso l’Università di Keele (Inghilterra). Collabora alle riviste "DeriveApprodi" e "Dei delitti e delle pene". é autore di Zero Tolleranza. Strategie e pratiche della società di controllo, DeriveApprodi, Roma 2000 e Enduring control. Fronti di guerra e strategie di controllo, in Aa.Vv., La guerra dei mondi. Scenari occidentali dopo le Twin Towers, DeriveApprodi, Roma 2002.


Indice del volume

Discussione a mo´ di prefazione: carcere, postfordismo e ciclo di produzione della canaglia
di Dario Melossi

Introduzione

Capitolo primo: Regime disciplinare e proletariato fordista
- Economia politica del controllo sociale
- Nascita della società industriale e disciplinamento del proletariato
- Pena e sussunzione reale del lavoro al capitale
- Incarcerazione e disoccupazione nel fordismo
- Il limite dell´economia politica della penalità fordista

Capitolo secondo: L´eccedenza postfordista e il lavoro della moltitudine
- Postfordismo: regime dell´eccedenza
- L´eccedenza negativa
- L´eccedenza positiva
- Moltitudine

Capitolo terzo: Governo dell´eccedenza e controllo della moltitudine
- Dalla disciplina della carenza al governo dell´eccedenza
- Controllo come non-sapere
- Il controllo della moltitudine
- Nuove resistenze

Bibliografia



il manifesto - 15 giugno2002


Oltre i confini della società del controllo
Un nuovo modello di regolazione della penalità dove il nemico interno è rappresentato da soggettività e comportamenti sociali che disturbano la società del lavoro. L´ultimo libro del giovane studioso Alessandro De Giorgi

di TONI NEGRI

Il ragionamento è assolutamente lineare: si tratta di comprendere come la «ragione penale» insegua e si trasformi a misura delle mutazioni del contesto sociale. Per dirlo brutalmente: si tratta di capire come la «giustizia» dello stato si impegni nel costituire l´ordine sociale. Delineando storicamente il rapporto tra regime disciplinare capitalista e proletariato fordista, Alessandro De Giorgi comincia, nel suo ultimo libro Governo dell´eccedenza (Ombrecorte, pp. 141, 11,50 euro), col ricostruire lo sfondo della mutazione attuale. Non si tratta di una trasformazione di poco conto: quando all´inizio degli anni Settanta ci troveremo, davanti al superamento di situazione fordista, la crisi della penalità fordista si accompagnerà pesantemente a quella dell´economia politica. Si tratterà di un salto di qualità: l´economia politica della penalità fordista, a partire dagli anni Settanta, si rivelerà così del tutto inadeguata a descrivere le forme di produzione di soggettività che si delineano nell´orizzonte del controllo sociale postfordista. Le analisi della penalità fordista trascuravano infatti i processi di trasformazione del lavoro, limitandosi all´osservazione del trattamento penale della disoccupazione e del «non lavoro». Last not least, su questo snodo va in crisi l´impostazione marxista classica della critica della penalità, così come Rusche e Kirchheimer l´avevano proposta per l´età moderna. Ora siamo oltre quella soglia. Partendo dall´esaurimento del modello industriale fordista, De Giorgi si muove seguendo le tracce che devono portarlo alla definizione di un modello di regolazione postfordista della penalità. Il suo ragionamento definisce la transizione dal fordismo al postfordismo come il passaggio da un regime produttivo caratterizzato dalla carenza (e dal dispiegamento di un complesso di strategie orientate al disciplinamento della carenza) a un regime produttivo definito dall´eccedenza (e quindi dall´emergere di strategie orientate al controllo dell´eccedenza). E´ questo un capitolo di critica non più solo della penalità ma delle trasformazioni del lavoro. Ed è molto interessante vedere come dal punto di vista della critica della penalità possano essere arricchite le intuizioni e i linguaggi che riguardano la critica del lavoro: già Marx ci aveva appreso a lavorare su questo punto! Di fatto viviamo un mondo paradossale. Il primo paradosso che incontriamo sta nel fatto che il venir meno dell´«impiego» non equivale affatto alla «scomparsa del lavoro». Anzi, nel postfordismo il lavoro, inteso come complesso di azioni, performances, prestazioni comunque produttive, si estende sempre più, fino ad investire l´intera esistenza sociale. Nel postfordismo il primo contorno del lavoro è dunque qualificato come regime dell´eccedenza, sviluppato sull´intero orizzonte della vita. Così comincia a configurarsi la biopolitica.
In secondo luogo si tratterà di capire come l´eccedenza si articoli nel quadro di quella trasformazione della contraddizione sociale che il passaggio dal fordismo al postfordismo determina. L´eccedenza va letta in maniera duplice. «L´eccedenza negativa si rappresenta come un complesso di soggettività che eccedono la logica `governamentale´ in quanto esasperano la contraddizione fra una cittadinanza sociale ancora fondata sul lavoro e una sfera produttiva che di lavoro vivo ha sempre meno bisogno. L´eccedenza positiva si definisce d´altra parte come insieme di soggettività che eccedono la razionalità capitalistica perché esasperano la contraddizione fra una potenzialità produttiva illimitata e cooperativa e un assetto dei rapporti di produzione che ne ostacola l´autonomia dal comando capitalistico, imponendole una valorizzazione fondata sulla competizione».
La separazione fra disciplinarità e biopolitica è qui dunque completamente fissata. Il problema del governo della penalità sarà ora quello del governo dell´eccedenza. Tre sono le modalità fondamentali secondo le quali si sviluppa questo governo. La prima è, nel sommario di De Giorgi, «il rischio imprigionato». E´ la nuova invenzione di classi pericolose, è l´imprigionamento preventivo di tutte le persone a rischio. Le nuove strategie penali si caratterizzano cioè sempre più come dispositivi di gestione del rischio e di repressione preventiva delle popolazioni che ne sono considerate portatrici. Il reclutamento della popolazione carceraria avviene sulla base dell´identificazione di classi di soggetti considerate potenzialmente devianti e pericolose per l´ordine costituito. E´ una popolazione eccedente che si tratta ormai, fuori da qualsiasi finalità rieducativa, di stoccare in carcere.
La seconda modalità di separazione tra disciplina e biopolitica si rivela nella costruzione della «metropoli punitiva». Qui è la «tolleranza zero» che è completamente sviluppata. Le strade della città diventano percorsi del controllo, si costruisce una sorta di nuovo panottico e il controllo dello spazio diventa continuo. La città delle classi pericolose è percorsa da una serie di strumenti di controllo che operano come pura inibizione dei processi di interazione sociale: il governo rinuncia qui a qualsiasi funzione positiva, produttiva o trasformativa. Così arriviamo ad un terzo e definitivo quadro delle modalità di controllo. De Giorgi la chiama «la rete imbrigliata». Sono nuove forme di controllo all´altezza delle trasformazioni che hanno attraversato la produzione immateriale. «Emerge dunque progressivamente un controllo preventivo, perché a differenza della ricchezza materiale la ricchezza immateriale non può essere recuperata una volta che qualcuno se ne sia appropriato e ne abbia fato uso; un controllo diffuso, perché a differenza di quelle materiali le risorse immateriali non si localizzano in uno spazio determinato, ma si costruiscono come flusso, rete, etere; un controllo attuariale, perché a differenza dei soggetti della produzione materiale, situabili e organizzabili disciplinarmente in uno spazio produttivo definito, la moltitudine postfordista è un´entità irriducibile alle forme di singolarizzazione tipiche della produzione fordista e alle categorie concettuali che su essa si basano. La produttività fondata sul sapere dei molti eccede, infine, il dominio fondato sul non-sapere del potere.»
De Giorgi ci aveva già mostrato, nel suo precedente libro - Zero tolleranza. Strategie e pratiche della società di controllo (DeriveApprodi -, l´importanza dell´approccio attuariale nelle nuove teorie del potere penale. Qui, in questo nuovo libro, l´analisi si estende e si arricchisce di una fortissima fenomenologia del contesto sociale. La conclusione di De Giorgi, a partire da quegli elementi forti di sociologia del diritto penale, è che il controllo si apre (nella società postfordista della produzione immateriale) a modalità sempre più intense di pura distruzione. Sappiamo che De Giorgi sta allargando il suo punto di vista fino ad identificare la guerra come ultima e più perfezionata forma del controllo. Siamo convinti che questa strada nell´approfondimento dell´analisi sia corretta: resta il problema di costruire forme di resistenza adeguate. Queste ultime potranno emergere solo se teniamo presente un´ultima osservazione di De Giorgi: «Oggi la conservazione dell´ordine sociale sembra invocare insistentemente il dispiegamento di una strategia di controllo in grado di disarticolare proprio quelle forme di socializzazione e cooperazione sociale che prima era stato necessario alimentare in quanto costituivano il fondamento della produttività fordista. Questo perché oggi quelle forme di cooperazione sfuggono costantemente al controllo, si sottraggono a qualsiasi cartografia disciplinare e assumono la fisionomia di eventi rischiosi da prevenire con ogni mezzo».