Home > Comunicati stampa > Paradosso a Roma: il Garante regionale dei detenuti Angiolo Marroni e il figlio Umberto, Capogruppo PD in Consiglio comunale, denunciano per diffamazione Vittorio Antonini, all'ergastolo, Coordinatore nazionale della Papillon.

Paradosso a Roma: il Garante regionale dei detenuti Angiolo Marroni e il figlio Umberto, Capogruppo PD in Consiglio comunale, denunciano per diffamazione Vittorio Antonini, all'ergastolo, Coordinatore nazionale della Papillon.

La lettera aperta della Papillon al Sindaco e al Consiglio comunale oggetto della denuncia:


Al Sindaco di Roma
A tutti i Consiglieri del Comune di Roma
p.c. Ai Presidenti e a tutti i Consiglieri della Regione Lazio e della Provincia di Roma

IL COMUNE DI ROMA  SUL CASO CUCCHI E SULL’UFFICIO DEL GARANTE COMUNALE DEI DETENUTI

Finalmente concluso il lungo iter del bilancio, e un attimo prima dell’interruzione estiva,  ci permettiamo di intervenire su alcune questioni riferibili alla detenzione e alla vigilanza istituzionale sulle condizioni delle persone private della libertà.
Iniziamo allora con il dire che la scelta del Sindaco Alemanno e dell’intero Consiglio, di costituirsi parte civile nel procedimento penale sulla morte del detenuto Stefano Cucchi, è un passo importante sulla strada della permanente battaglia di civiltà di chi ritiene possibile coniugare il sacrosanto diritto alla sicurezza dei milioni di onesti cittadini con il rispetto dei diritti e della dignità di chi – nelle galere, nelle caserme, sulle strade o nelle celle dei tribunali – si trova sottoposto alla privazione della libertà personale.
Con questa scelta coraggiosa si è sottolineato il fatto che mai e poi mai le Istituzioni possono restare indifferenti davanti a quelle particolari forme di cinica violenza fisica e psicologica che distruggono vite umane e logorano lo stesso rispetto dei comuni cittadini verso le forze dell’ordine.
Essendo quindi convinti della buona fede e dell’impegno del Sindaco e della stragrande maggioranza dei Consiglieri di tutti i Partiti, sentiamo il dovere di affermare, senza tanti giri di parole, che è stata a dir poco sbagliata la scelta di evitare la discussione e il voto del Consiglio Comunale sulla mozione n. 122/2009 che riportiamo integralmente:
“N. d’iscr. 122/2009 (a firma dei Consiglieri Naccari, Aiuti, Berruti, Cassone, Cochi, De Priamo, Gramazio, Orsi,Torre e Visconti).
 Impegno per il Sindaco a nominare in tempi brevi il Garante dei Detenuti del Comune di Roma per offrire adeguato sostegno alle persone detenute.”


Questa mozione era stata presentata nel 2009 e portava la firma di ben 10 Consiglieri del PDL,  tra cui l’attuale capogruppo, Luca Gramazio, ed era stata messa all’ordine del giorno della seduta del 7 giugno 2010 ( ben prima che tutta l’attività del Consiglio si concentrasse sul bilancio) ma non è mai arrivata in aula.
E’ quindi lecito chiedersi e chiederVi, Egregie Autorità: chi e perché ha impedito che questa mozione arrivasse in aula, pur essendo già all’ordine del giorno?
Chi ha avuto paura di esprimere pubblicamente il suo eventuale dissenso da una ragionevole proposta che, tra l’altro, contiene anche una valutazione autocritica, visto che chiedeva la riorganizzazione di un ufficio del Garante comunale che già esisteva e che venne smantellato grazie ad un accordo alquanto strampalato, e davvero di difficile interpretazione, tra il Comune, la Provincia e il Garante Regionale, Angiolo Marroni, potente uomo del PD laziale e padre dell’attuale capogruppo comunale dello stesso partito?!

Ma forse, più che con la logica questa scelta si spiega con il fastidio di qualcuno di essere “ombrato mediaticamente” dall’impegno di uomini come Luigi Manconi e Gianfranco Spadaccia, che davvero con pochissime risorse hanno comunque saputo svolgere bene il loro lavoro nel territorio di Roma. E a riconoscerlo siamo proprio noi dell’Associazione Papillon, che non siamo per niente innamorati dell’ufficio del Garante, e anzi riteniamo necessario arrivare al più presto ad un suo superamento, assegnando il compito di vigilanza sui diritti delle persone private della libertà  a Commissioni Istituzionali già esistenti della Regione e dei Comuni interessati.
O magari, un po’ più malignamente, dobbiamo pensare che ci si è voluti liberare da scomodi interlocutori che - stando alle norme comunali e alla Legge Regionale approvata nel 2007 -avrebbero potuto dire la loro anche sulla destinazione formale e sull’uso concreto e verificabile delle risorse che il Comune, e soprattutto la Regione, destinano ad attività che dovrebbero essere formative, culturali e di lavoro verso i detenuti, gli ex detenuti e gli operatori penitenziari?

Noi riteniamo di essere quindi legittimati a chiederci e chiedervi pubblicamente, Egregie Autorità:
è mai possibile che la famiglia marroniana è potente al punto da riuscire addirittura a svilire la volontà di tanti Consiglieri (del PDL e dello stesso PD) e a mortificare le stesse funzioni istituzionali del Consiglio Comunale?
No, Egregie Autorità, tutto ciò non è accettabile.
 Perché se è così, anche la richiesta di costituirsi parte civile nel processo sulla morte di Stefano Cucchi, o la decisione di dedicargli vie, piazze o parchi, può essere interpretata come pura e semplice demagogia, una formale cornice ideologica che cerca di nascondere delle scelte sostanziali che alla fin fine faciliteranno il riprodursi di abusi e violenze sulle persone private della libertà.

Noi riteniamo che la scelta di non discutere e votare quella mozione debba essere quindi rovesciata, e ci auguriamo che al più presto la maggioranza dei Consiglieri Comunali, di tutti i Partiti, saprà trovare la strada per rafforzare il suo reale contributo alla difficile battaglia di civiltà , che dentro e fuori dalle galere in tanti stiamo combattendo, riportando in aula la mozione che chiede un impegno del Sindaco per la riorganizzazione dell’ufficio del Garante dei detenuti del Comune di Roma.

Roma lì, 02/08/2010                                             Il coordinatore della Papillon
                                                                                      Vittorio Antonini

 


Il comunicato stampa della Papillon contro la denuncia:

 

COMUNICATO STAMPA

Mercoledì 10 novembre 2010, i carabinieri del Palazzo di Giustizia di  Piazzale Clodio, hanno avvisato il sottoscritto, Vittorio Antonini, detenuto all’ergastolo dall’aprile del 1985, attualmente in regime di semilibertà e coordinatore dell’Associazione Culturale Papillon-Rebibbia, dell’esistenza di una denuncia contro di lui presentata da Angiolo e Umberto Marroni (rispettivamente, Garante dei Detenuti della Regione Lazio e Capogruppo del PD al Comune di Roma) i quali si sono sentiti diffamati dalla nostra lettera aperta del 2 agosto 2010, indirizzata al Sindaco e ai Consiglieri di Roma Capitale e ai Presidenti e Consiglieri della Provincia di Roma e della Regione Lazio, nella quale rilevavamo e criticavamo pubblicamente alcune loro “marachelle istituzionali”.

Dopo l’iniziale sgomento, dal mondo dell’associazionismo e dalle forze politiche più responsabilmente impegnate nella difesa dei diritti e della dignità dei cittadini detenuti, pur non entrando esse nel merito della controversia, hanno iniziato a levarsi censure e critiche contro la scelta dei Marroni di affidare le loro ragioni ad una denuncia penale, creando così il paradosso di un Garante dei Detenuti che denuncia un detenuto ergastolano in carcere da oltre 25 anni; uno dei pochi ancora impegnato quotidianamente nel creare un ponte tra la drammatica realtà del carcere e la società esterna, ed in particolare verso i cittadini che popolano le vecchie e nuove periferie di Roma.

Ebbene, proprio mentre queste critiche stavano assumendo la forma di comunicati ufficiali, interviste e persino mozioni trasversali che avrebbero chiesto di ridiscutere le modalità con le quali al termine della scorsa legislatura fu riconfermato il mandato di Garante Regionale ad Angiolo Marroni, sono arrivate per l’ennesima volta le minacce delle brigate rosse, le quali, pur essendo state completamente distrutte già molti anni fa, sono miracolosamente risorte e per dimostrarlo non trovano niente di meglio da fare che intimare ad Angiolo Marroni di dimettersi da Garante dei Detenuti.  Ed è di tutta evidenza che così facendo, queste terribili nuove brigate rosse hanno creato il clima ideale per produrre decine di legittimi attestati di solidarietà ad Angiolo Marroni e, soprattutto, per fare in modo che chiunque oggi chieda di ridiscutere la sua anomala riconferma a Garante (o i suoi strampalati accordi con Comune e Provincia) sia additato come un violento e/o un fomentatore di rivolte, o addirittura come un complice di queste terribili nuove brigate rosse in versione casereccia e davvero alquanto improbabili.
E’ proprio il caso di dire che se non ci fossero aspetti drammatici - che attengono alle condizioni di vita, ai Diritti e alla Dignità dei cittadini detenuti – la situazione che si è creata sarebbe semplicemente ridicola.

Roma lì, 16/11/2010                                                 VITTORIO ANTONINI
                                                                     Coordinatore dell’associazione culturale
                                                                                             Papillon-Rebibbia