Sei in: Home > Dipendenze > Sulle problematiche dei detenuti tossicodipendenti > Castelfranco E. carcere per tossicodipendenti

Castelfranco E. carcere per tossicodipendenti

castel Il 21 marzo 2005 è stato inaugurato il carcere per detenuti tossicodipendenti a Castelfranco Emilia, scatenando una marea di polemiche dal mondo dell´associazionismo, dei sindacati, dell´autorganizzazione e dei partiti di sinistra. La mattinata ha visto una determinata e rumorosa manifestazione di protesta alla quale anche la Papillon di Bologna era presente.
Di seguito comunicati, riflessioni e informazioni su quella che viene definita una nuova sciagurata iniziativa del Ministero di Giustizia.
 
**********

Il Manifesto
28/12/2001

Il penitenziario di San Patrignano
Niente detenzione per i tossicodipendenti, meglio un periodo di ricovero forzato nell´ex carcere di Castelfranco, in Emilia Romagna. Da privatizzare, secondo il ministro della giustizia. L´opposizione attacca: no alle comunità di stato TIZIANA BARRUCCI

Un carcere privato e per tossicodipendenti. Sarebbe questo in buona sostanza il progetto lanciato dal ministro per i Rapporti con il parlamento Carlo Giovanardi, che accoglierebbe, a sentire lui, l´appello lanciato il giorno di Natale dal cardinale di Milano Carlo Maria Martini. Giovanardi, ospite della comunità Incontro di don Pierino Gelmini, ad Amelia, rilancia: "E´ assurdo che debba scontare la pena chi ha accettato il percorso di recupero dopo aver commesso reati perché schiavo della logica della tossicodipendenza. E´ assurdo che debba farlo proprio mentre sta uscendo dal tunnel della droga".
Fin qui nulla da dire, ma la particolarità del progetto potrebbe essere la gestione a carattere privatistico. La "comunità di recupero", infatti, potrebbe essere gestita dalla comunità di San Patrignano. L´idea sarebbe dello stesso ministro della Giustizia. La "colonia" avrà sede in un carcere dismesso che si trova a Castelfranco, in Emilia Romagna, un´imponente struttura che potrebbe ospitare più di cento persone, costituita da un´azienda agricola di 23 ettari, stalle, serre, frutteti, vigne, alveari e macchinari. Il fatto è che la vecchia gestione aveva lavorato a un progetto pilota sperimentale di ristrutturazione edilizia di Castelfranco ipotizzando la sua trasformazione in istituto a custodia attenuata prevalentemente, ma non solo, per i tossicodipendenti. Un progetto finalizzato al reinserimento sociale del detenuto attraverso attività di lavoro realmente remunerative legate al territorio e gestite esclusivamente dallo stato. Ma il vento di destra avrebbe modificato i programmi. Ieri sera è stato lo stesso ministro Castelli a intervenire per spiegare quello che, a suo dire, sarebbe ancora un progetto. "Non si tratta di promuovere comunità di stato o di privatizzare le carceri, ma di studiare misure che puntino in primo luogo al recupero del detenuto, a suo vantaggio ma soprattutto a vantaggio della società, con la diminuizione del rischio di recidiva". Per quanti riguarda San Patrignano, invece, Castelli spiega che la scelta sarebbe caduta sulla struttura di Muccioi "per i risultati raggiunti finora dalla comunità, risultati che parlano chiaro e mi assumo la responsabilità di questa scelta".
Più cauto Giovanni Tinebra, nuovo capo del Dipartimento dell´amministrazione penitenziaria: "La nostra amministrazione non può lasciare la gestione ai privati. Stiamo ancora studiando le modalità di organizzazione dell´ex casa di lavoro. Sicuramente potrà essere utilizzato un contributo di esperienze". Si potrebbe trattare di cogestione? "Assolutamente no, ma non posso essere più preciso". Pensa che potrebbe rimanere in piedi il progetto della vecchia amministrazione? "Noi lavoriamo in continuità con la vecchia amministrazione". E cosa dice delle voci che parlano di un accordo con San Patrignano? "Ci sono questioni politiche in cui io non entro". E se il ministero vi avesse scavalcati? "Che io sappia nessuno ci ha scavalcati". Quali i tempi di realizzazione? "Considerando anche i problemi economici penso a uno-due anni".
Da un lato un ministro che rilancia un progetto, dall´altro un dipartimento che ancora brancola nel buio, dunque. E, come era ovvio, la privatizzazione ha scatenato non poche reazioni. "Sarebbe il primo caso di ´devolution´ ai privati del trattamento penale", commenta l´ex sottosegretario alla Giustizia Franco Corleone, che ricorda anche come il regolamento interno previsto da San Patrignano preveda regole estremamente rigide, quali ad esempio il divieto di contatti esterni per sei mesi, contrarie a leggi, regolamenti e finanche alla Costituzione.
E proprio la regione Emilia Romagna resta sbigottita all´annuncio di Giovanardi. L´assessore alla Sanità Gianluca Borghi ricorda che "avevamo avviato un confronto istituzionale per la ridefinizione delle modalità di custodia della struttura, ma con il nuovo governo quasto confronto si è interrotto. Spero che possa riprendere al più presto". L´accordo Castelli-Muccioli resta "fuori dal mondo" per molti. A cominciare dall´ex ministro Livia Turco, per la quale "sarebbe paradossale per un governo che fa della sussidiarietà il punto cardine della sua politica realizzare una comunità di Stato per tossicodipendenti", mentre punta sulla depenalizzazione Rosy Bindi, offrendo una sponda a sinistra al governo solo e soltanto su questa strada, e Vittorio Agnoletto, presidente della Lila, rilancia il ricorso a pene alternative, "purché il tutto sia inserito in un discorso di riduzione del danno". Si scagliano contro San Patrignano gli agenti di polizia penitenziaria e Leo Beneduci, del sindacato autonomo di polizia penitenziaria, avverte: "Se a gestire Castelfranco in Emilia viene la comunità di San Patrignano, allora escono gli agenti di polizia penitenziaria. Il ministro non ci ha minimamente informati riguardo al progetto di far diventare Castelfranco una colonia agricola per il recupero di tossicodipendenti gestita da Muccioli, ma sappia che siamo contrari alla gestione". Stessa musica per Sergio Segio, che con Sergio Cusani si è battuto nella scorsa legislatura per l´amnistia e l´indulto e oggi parla di vero e proprio business delle "carceri privatizzate". Ma in serata arriva anche una smentita molto parziale dello stesso Andrea Muccioli: "Nel concreto siamo ancora lontani dalle ipotesi di comunità di stato o di carcere privato".

**********

Corriere della Sera
27.12.2001

Ecco la «colonia agricola» che ospiterà i detenuti

ROMA - L’idea del ministro Giovanardi è già stata trasformata in realtà dal Guardasigilli Roberto Castelli. Mentre all’interno di governo e maggioranza si dibatte sull’opportunità di concedere alternative alla detenzione, il dicastero di via Arenula ha dato il via a un progetto di sperimentazione per far uscire dalle celle i detenuti tossicodipendenti. Una sorta di «comunità di recupero» che per la prima volta in Italia sarà gestita direttamente dallo Stato. Il programma sarà operativo entro qualche mese. E’ stata scelta la struttura, siglato l’accordo con la comunità di San Patrignano e sono state messe a punto regole e obiettivi della «colonia agricola» che consentirà il reinserimento nella realtà sociale e lavorativa di alcuni reclusi. Lo studio è stato avviato da Castelli poco dopo la sua nomina a ministro della Giustizia. L’idea era quella di trovare misure diverse dal carcere per chi fa uso di droga. Una strada con due finalità: consentire a queste persone una possibile riabilitazione e decongestionare i penitenziari, visto che secondo le ultime stime il 40 per cento dei detenuti è tossicodipendente. Il modello da seguire, secondo le indicazioni date da Castelli, era proprio quello studiato da Muccioli e così gli esperti del Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, hanno preso contatto con i responsabili di San Patrignano. Ci sono state diverse riunioni - comprese quelle relative alla copertura finanziaria da parte del governo - e alla fine il progetto ha ottenuto il via libera.
La «colonia» avrà sede in un carcere dismesso che si trova vicino a Castelfranco, in Emilia-Romagna. Qualche mese fa è cominciata la ristrutturazione dell’edificio che all’interno disporrà anche di un centro clinico. Si tratterà di una struttura «aperta», cioè senza controlli o limitazioni, se non quella di non poter uscire. Chi sarà ammesso al programma dovrà lavorare la terra e compiere tutte quelle attività agricole e artigianali che, così come avviene a San Patrignano, possanno essere poi legate a un progetto di distribuzione commerciale. Restano da stabilire i criteri di scelta dei detenuti che potranno accedere alla sperimentazione, ma è presumibile che saranno individuati tra coloro che hanno pene minime da scontare e che potrebbero già godere dei benefici concessi dalla legge. Una «selezione» che verrà fatta attraverso i tribunali di sorveglianza e con l’avallo delle direzioni delle carceri, così come avviene normalmente per chi chiede di poter beneficiare delle pene alternative.
Al ministero spiegano che si tratta di un «esperimento», sottolineano che non c’è alcun provvedimento legislativo, ma non negano che, se ci saranno buoni risultati, saranno create altre strutt ure simi li in diverse parti d’Italia. «Castelli - spiegano i suoi collaboratori - crede molto nel’opportunità di far lavorare i detenuti per ottenere il loro reinserimento e ritiene che sia proprio questa la strada da percorrere per la creazione di circuiti alternativi alla detenzione». E’ proprio la soluzione prospettata da Giovanardi che ha già provocato la netta opposizione di Alleanza Nazionale.

Fiorenza Sarzanini

**********

CARCERI: TOSSICODIPENDENTI; CORLEONE , FARE SUBITO CHIAREZZA. STRUTTURA CASTELFRANCO APRIPISTA PER LEGGE FINI SU DROGHE


(ANSA) - ROMA, 9 MAR - Mancanza totale di trasparenza e chiarezza, assoluto silenzio sul progetto per la gestione, rischio concreto che si crei una struttura in cui ´´formalmente´´ le competenze sul trattamento restano pubbliche e affidate ai Sert ma di fatto passano in mano ai privati.
A denunciare la situazione del ´carcere a custodia attenuata´ che inaugurera´ il 21 marzo a Castelfranco Emilia e sul quale gia´ in passato sono sorte diverse polemiche legate proprio alla gestione, e´ l´ex sottosegretario alla Giustizia Franco Corleone, oggi presidente del ´Forum droghe´.
Corleone ha visitato la struttura assieme all´assessore ai servizi sociali dell´Emilia Romagna e al sindaco di Castelfranco. Dal direttore Francesco D´Anselmo, ha detto pero´ Corleone, ´´non abbiamo avuto che risposte evasive´´. Il problema, ha spiegato l´ex sottosegretario, sta tutto nel come verra´ gestito il trattamento all´interno del carcere: ´´la legge stabilisce che le regole siano quelle del sistema penitenziario e che il trattamento spetti ai Sert. Il ministro Giovanardi ha parlato pero´ di una nuova esperienza. Nessuno pero´, a dieci giorni dall´inaugurazione, sa nulla di cosa voglia dire ´nuova esperienza´.´´ IL timore di Corleone e´ che si passi ad un intervento ´non esclusivo´ dei Sert in cui ´´formalmente il controllo resta pubblico ma praticamente sono le comunita´ private, e in particolare quella di San Patrignano, a gestire il trattamento dei tossicodipendenti´´. ´´Sorgeranno enormi problemi con i tossicodipendenti - dice - perche´ i Sert sono chiamati a seguire la legge nell´applicare il trattamento, mentre le comunita´ potranno muoversi su altri piani´´. Il rischio insomma, ha sottolineato Corleone, e´ che ´´diventi un carcere per tossicodipendenti in cui la gestione non e´ piu´ pubblica ma, se va bene, a piu´ voci´´. E sarebbe, ha concluso, ´´una struttura che a tutti gli effetti vuole fare da apripista alla legge Fini sulle droghe, semmai fosse approvata´´.(ANSA).

**********

Alcune riflessioni sulla vicenda di Castelfranco, elaborate nell´ultima riunione del gruppo Dentro e Fuori le Mura di Firenze.

1. La questione centrale secondo noi e´ quella della creazione di un nuovo circuito penitenziario speciale per tossicodipendenti a partire da Castelfranco. Da quello che e´ emerso, infatti, una decina/quindicina di case di lavoro verrebbero adibite a istituti per la custodia di tossicodipendenti non nei termini (quattro anni dal fine pena) per andare in affidamento in comunita´.L´intero circuito (che si somma a quello delle custodie attenuate già esistenti, come ´Solliccianino´ a Firenze, Rimini, il femminile di Empoli, ecc.) vedrebbe l´intervento a mezzo convenzioni del privato sociale. Per quello che si sa sulla disponibilità di settori di quest´ultimo, oltre a Sanpa per Castelfranco, negli anni passati si erano detti interessati la comunità Exodus (di don Mazzi, quello della tv) per Legnano e della Giovanni XXIII (di don Benzi) per un istituto in Puglia.La Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche (o qualcosa del genere, quella che raccoglie in CEIS in sostanza) si e´ detta contraria sulla base del fatto che ´NON CI PUO´ ESSERE TRATTAMENTO PER IL TOSSICODIPENDENTE IN AMBITO CARCERARIO´. Posizione che però, non sembra essere propria di tutti i CEIS (Modena ad esempio).

2. Ad alimentare il nuovo circuito (nonché le comunità terapeutiche ordinarie e le carceri ordinarie) ci pensa il ddl Fini, con la sua penalizzazione del consumo, la sua equiparazione delle sostanze ´leggere´ e ´pesanti´ e dei ser.t. con i privati (in estrema sintesi).
E il provvedimento avrebbe un impatto ideologico fortissimo, specie con la capacità propagandistica che hanno dimostrato di avere, se legato all´apertura del nuovo circuito speciale. Potranno in sostanza dire che loro da un lato sono duri sulla repressione della droga, ma che poi si interessano dei drogati, ´curandoli´. E vorranno anche dire (come già fanno) che la cosa funzionerà anche come provvedimento per ridurre il sovraffollamento delle carceri.

3. Sulla privatizzazione, e´ chiaro che non si tratta di una privatizzazione ´dura´ delle carceri in stile USA o UK. Qui non viene dato il carcere chiavi in mano ai privati, ne´ si coinvolge un privato apertamente ´mercantile´, sia pure entro delle ´regole minime´ definite dall´amministrazione penitenziaria. Si coinvolge il ´privato sociale´ (ideologicamente non e´ la stessa cosa) e l´amministrazione penitenziaria mantiene la piena titolarità ed e´ presente. D´altra parte, la gravità della cosa e´ nel fatto che si erode ulteriormente il pubblico (già eroso nel settore tox a livello di comunità, centri di accoglienza, ecc.) e per la prima volta si producono forme di privatizzazione fin dentro il sistema penitenziario (per quanto all´interno delle leggi vigenti, come ripete ossessivamente la Turco).
Politicamente la cosa e´ gravissima, e segna un salto di qualità rispetto alla situazione attuale, dove il terzo settore ha convenzioni su singoli progetti (scuola, teatro, ecc.) ma non gestisce interi settori all´interno delle carceri, o addirittura l´attività´ trattamentale di un intero circuito.
Il modello qui sono i CPT (anche in questo caso, in Italia gestiti da privato sociale e non da privato commerciale come in UK, Australia, ecc.). E da parte nostra deve venire un appello forte al terzo settore per dire che, come per i CPT, NON SI GESTISCONO LE CARCERI SPECIALI PER TOSSICODIPENDENTI.


4. Chi gestirà materialmente le carceri speciali per tox?
C´e´ una evidente contraddizione, ad es., tra le norme ´garantiste´ del regolamento penitenziario (per quanto quasi mai attuate nelle carceri) e quelle punitive dei regolamenti stile Sanpa: quale prevarrà? E quale equilibrio si stabilirà´ tra personale penitenziario (direzione, custodia, personale trattamentale) e quello di Sanpa & co? Ci saranno gli educatori dell´amministrazione penitenziaria o solo quello di Sanpa? E il lavoro (si tratta di ex case di lavoro non a caso, con tanto di ettari di terra annessi) sarà retribuito come per gli altri detenuti o sarà visto come meramente trattamentale? Chi prenderà i proventi del lavoro dei detenuti? Ecc ecc ecc(e´ importante entrare dentro questo livello specifico, che condizionerà la vita dei detenuti di queste nuove carceri speciali. E´ importante cercare di capirlo ora, sulla base della convenzione - se si riesce ad averla - ed e´ importante monitorare dopo l´apertura, con contatti con persone che sono recluse o lavorano dentro).

5. La nostra posizione è di contrasto esplicito con questa linea politica espressa dal governo (e vogliamo chiarire all´ ´opposizione´ che non può pensare di fare come nel passato su questi temi, perché con la sua politica passata ha aperto la strada a questa politica del governo di centro-destra).
Quindi da un lato, rivendichiamo:
- abrogazione legge Bossi-Fini. Chiusura dei CPT. Libertà di circolazione e diritti di cittadinanza per tutti e tutte.
- ritiro ddl Fini sulle tox
- ritiro ddl Cirielli, che salva Previti e affossa definitivamente la Gozzini (pure criticabile per il suo versante premiale) prevedendo l´esclusione dei recidivi - 70% circa dei det - dalle misure alternative.
- no al circuito speciale per tossicodipendenti. No all´apertura del carcere speciale di Castelfranco Emilia.

Dall´altro lato, proponiamo:
- indulto generalizzato come provvedimento per affrontare nell´immediato il sovraffollamento
- depenalizzazione completa dei consumi di sostanze stupefacenti e di tutti i reati minori. Allargare la nostra riflessione nel senso di una politica di liberalizzazione completa delle droghe
- riduzione del danno
- decarcerizzazione, con estensione delle misure alternative e loro carattere automatico e non premiale (non legato alla buona condotta)
- politiche sociali generali (in particolare casa e lavoro) per consentire un effettivo reinserimento dei detenuti in termini non di ghettizzazione.

Invitiamo quindi tutti ad una forte mobilitazione:

Il 16 marzo iniziativa-dibattito presso la casa del popolo XXV aprile 117 a Firenze con Corleone e vari operatori del settore. Inizio ore 21.00 (vedi agenda per dettagli)

Il 21 marzo presidio a castelfranco emilia in occasione dell´inaugurazione della struttura (al più presto comunicheremo orario e piantina della zona, tenete d´occhio il sito)

Dentro e fuori le mura
dentroefuorilemura@inventati.org  www.inventati.org/dentroefuori

**********

ADN Kronos
27-02-2005, ore 12:01:58
< br /> ; Italia. Il carcere di Castelfranco....

L´assessore alle politiche sociali Gianluca Borghi conferma che la Regione Emilia-Romagna non e´ stata coinvolta ne´ informata dell´attuale progetto di carcere per tossicodipendenti a Castelfranco Emilia, per il quale e´ annunciata l´inaugurazione il 21 marzo.
“Non sapevamo nulla”, risponde Borghi a chi gli chiede se davvero Regione ed Enti locali non erano stati neanche informati del progetto. “Dopo il protocollo Regione-Governo del 1998 sulle carceri, che comprendeva una parte di lavoro congiunto per costruire un progetto di custodia attenuata a Castelfranco c´erano stati alcuni incontri con il Dipartimento dell´ Amministrazione penitenziaria, l´Ausl e il Comune, ma con il nuovo Governo quel tavolo e´ stato cancellato. Proprio per affront are la questione di Castelfranco venni ricevuto dal Ministro Castelli nell´autunno del 2001 e mi disse, in sostanza, ´ce ne occupiamo noi´. Da allora non e´ stato piu´ riunito alcun tavolo tecnico-politico e il progetto attuale non so cosa sia, non l´ abbiamo visto. Ho scritto ai ministri Giovanardi e Castelli dopo aver saputo dell´inaugurazione del 21 marzo per chiedere che venga riattivato quel tavolo. D´ altronde le esperienze di custodia attenuata gia´ esistenti a Rimini e Forli´ dimostrano che il lavoro comune fra Sert e operatori penitenziari e´ fondamentale”.
Per il coordinatore provinciale di Forza Italia a Modena, Andrea Leoni, “la sinistra delle chiacchiere si dimostra spiazzata di fronte alla concretezza del Governo Berlusconi”. In una nota, “invita la sinistra a chiacchierare meno e a lavorare di piu´, prendendo esempio dal Governo Berlusconi che sui temi del disagio e della sicurezza ha scelto, da subito, la via dei fatti. Gli esponenti della sinistra che oggi vogliono fare la morale al Governo su come gestire le questioni legate alla tossicodipendenze e ai risvolti connessi all´ordine pubblico sono gli stessi che hanno avvallato e sostenuto le fallimentari e costose politiche dei Sert”.
Di diverso avviso Matteo Ricetti, coordinatore provinciale della Margherita: l´ inaugurazione, afferma in una nota, ha il sapore di “uno spot elettorale” in vista delle regionali del 3-4 aprile. “E tutto senza coinvolgere il territorio: la dice lunga il fatto che il sindaco Sergio Graziosi e l´assessore Borghi non siano stati informati. 140 detenuti sono tanti (le esperienze pilota positive sono per 10-15 persone)”, anche se “sembra che la struttura sia pronta solo in parte e non potra´ ospitarne piu´ di un decimo: ancora si lavora agli impianti di gas e luce, perche´ tanta fretta di inaugurare il 21 marzo alla presenza di fior di ministri? Tutta l´operazione ha il sentore di uno spot elettorale”.

**********

CARCERE PRIVATO DI CASTELFRANCO EMILIA, SI MUOVE ANCHE LA CGIL...

Inoltre, l´affido del progetto e della gestione alla Comunità di San Patrignano (comunità senza alcun legame sul nostro territorio) sembra un modo per escludere la rete dei servizi territoriali - sia il Sert che gli Enti ausiliari - che in questi anni hanno lavorato con efficacia, in stretto contatto con il sistema delle Autonomie locali, sul recupero dei tossicodipendenti. Inaccettabile è poi l´imposizione del "modello San Patrignano" come l´unico in grado di risolvere i problemi, ed evitare così il confronto tra diverse idee di recupero e riabilitazione.


LA CGIL AL PRESIDIO CONTRO IL CARCERE DI CASTELFRANCO
lunedì 21 marzo 2005 , ore 9.30
Castelfranco Emilia, angolo via Emilia-via Forte Urbano



Lunedì 21 marzo ci sarà anche una folta rappresentanza della CGIL di Modena al presidio di protesta (angolo via Emilia-via Forte Urbano) contro il carcere speciale di Castelfranco Emilia che sarà inaugurato in mattinata dai ministri Castelli e Giovanardi.
La CGIL di Modena ribadisce la propria posizione di netta contrarietà a questa ipotesi di progetto di carcere speciale per tossicodipendenti.

Innanzitutto, contrarietà ad una gestione privatistica del carcere, con l´ingresso di un soggetto privato che si sostituisce all´amministrazione pubblica nella gestione concreta dell´esecuzione penale !!
Questo è un tema di grande rilevanza, che richiederebbe un serio ed approfondito dibattito nel Paese e che non si può far passare con un colpo di mano, tentando di far credere che nulla cambia, perché il timone è in mano al Dipartimento Amministrazione Penitenziaria.
Questo progetto cancella infatti con un vero e proprio colpo di spugna il Protocollo del 1998 tra Regione Emilia-Romagna e Ministero di Grazia e Giustizia che prevedeva un percorso di trasformazione della casa-lavoro di Castelfranco con il coinvolgimento attivo delle Istituzioni Locali e dell´Azienda Usl.

Non convince inoltre il modello di carcere classico che rischia di ghettizzare i tossicodipendenti fino alla fine della pena, con una dimensione di 140 posti assolutamente incongruente con percorsi di recupero delle singole persone. Il timore è che si realizzi una struttura con un approccio sostanzialmente repressivo, in linea con il Disegno di Legge Fini sulle droghe che punta alla criminalizzazione e punizione dei consumatori, in luogo di un atteggiamento di prevenzione e recupero.

Inoltre, l´affido del progetto e della gestione alla Comunità di San Patrignano (comunità senza alcun legame sul nostro territorio) sembra un modo per escludere la rete dei servizi territoriali - sia il Sert che gli Enti ausiliari - che in questi anni hanno lavorato con efficacia, in stretto contatto con il sistema delle Autonomie locali, sul recupero dei tossicodipendenti.
Inaccettabile è poi l´imposizione del "modello San Patrignano" come l´unico in grado di risolvere i problemi, ed evitare così il confronto tra diverse idee di recupero e riabilitazione.

Ad oggi, sono senza risposte le richieste di ordine contrattuale avanzate dalla Funzione Pubblica/CGIL alla Direzione della Casa Circondariale e al Ministero di Grazia e Giustizia.
Con quali incrementi sul personale di sorveglianza (attualmente 40 agenti di Polizia penitenziaria per 30 detenuti per reati comuni) si pensa di fronteggiare l´arrivo di 140 nuovi detenuti tossicodipendenti?
Che tipo di formazione si intende dare al personale di sorveglianza attualmente in servizio, in funzione del diverso impegno che sarà loro richiesto?

La CGIL rivendica risposte chiare anche a nome della cittadinanza di Castelfranco Emilia che a breve si troverà a convivere con una nuova realtà penitenziale, di cui risultano ancora oscuri molti aspetti.


Segreteria CGIL Modena

**********

"Chi semina miseria raccoglie rabbia"

Lunedi 21 marzo verrà inaugurato a Castelfranco Emilia un nuovo carcere. Con la presenza del vicepresidente del consiglio Fini, del ministro Giovanardi e del presidente della comunità di San Patrignano Muccioli si vuole celebrare la nascita di un nuovo modello di carcere, privato e per tossicodipendenti. Un carcere che porta con sè l’ideologia del mucciolismo e tutte quelle pratiche di coercizione, di negazione dei diritti e di sfruttamento del lavoro tipiche di strutture come quelle di San Patrignano. Un carcere che risulta essere uno dei terminali della legge Fini sulle droghe, la quale ha come obiettivo la criminalizzazione di consumatori di sostanze e l’introduzione di nuove categorie di soggetti ritenuti socialmente pericolosi.
Una nuova struttura che si vuole porre come alternativa ai carceri tradizionali poichè il lavoro svolto dai detenuti è finalizzato all’arricchimento dei gestori di questa struttura, siano essi comunità di recupero o privati sociali.
Ancora una volta la Regione Emilia Romagna diventa territorio di sperimentazione per nuove forme di restrizione delle libertà personali, così come la dimensione di guerra globale ci vuole imporre. Come per i due cpt, veri e propri lager in cui vengono rinchiusi cittadini migranti semplicemente per la condizione di non essere nati in Italia, allo stesso modo essere consumatori di sostanze risulterà una condizione sufficiente per entrare in questa cosiddetta “casa lavoro”. Il tutto con la complicità e i silenzi delle amministrazioni locali che non hanno mai speso una parola a riguardo, nonostante il progetto fosse in cantiere da quattro anni.


E’ per questo che saremo presenti il 21 marzo a Castelfranco per far sentire le nostre voci, le nostre parole, il nostro dissenso e la nostra rabbia verso chi ci vuole ingabbiare, omologare e renderci compatibili al loro volere.
T.P.O, Bologna
L.S.O.Aq16, Reggio Emilia
Livello57, Bologna

Per ulteriori informazioni vedi lo speciale su Global Project:http://www.globalproject.info/art-4087.html

**********

Da Liberazione 20/03/2005

Castelfranco Emilia, detenuti ai lavori forzati per SanPa´

Domani l´inaugurazione del primo penitenziario privato
gestito da Andrea Muccioli. Proteste ai cancelli del neo carcere-azienda
e manifest azione a Roma sotto il ministero

Sabrina Deligia

Viene inaugurato domani il primo carcere privato d´Italia. Domani si apre così la nuova stagione della produzione delle pene a fine di profitto. A farne le spese 140 detenuti con problemi di tossicodipendenze.
Sarà per questo che il governo ha scelto il primo giorno di primavera per consegnare le chiavi dell´ex casa lavoro di Castelfranco Emilia ad Andrea Muccioli manager di San Patrignano, a farlo saranno il guardasigilli Roberto Castelli, il ministro per i rapporti con il parlamento Carlo Giovanardi e il sottosegretario all´interno Alfredo Mantovano. A sorpresa oltre al direttore dell´attuale casa lavoro ci sarà anche il sindaco di Modena, Giorgio Pighi, invitato però ieri da una telefonata del capo di gabinetto del ministero della giustizia. Un invito riparatore, visto che Castelli ha gestito l´affare a porte chiuse, escludendo comune, provincia, regione e sindacati. Tant´è che ieri è stato il primo cittadino di Modena a dare la notizia della sua adesione all´invito, ma con una promessa strappata al ministero: un incontro con Castelli subito dopo l´inaugurazione: «Ristabilita la correttezza dei rapporti istituzionali - ha scritto Pighi - non abbiamo alcun problema ad avviare un confronto di merito sul progetto». Peccato che il progetto non è in fase di studio, ma è già all´inaugurazione. Comunque se il sindaco varcherà i cancelli del nuovo carcere-azienda targato SanPa´, ci sarà una moltitudine che resterà fuori a protestare contro lo sfruttamento del lavoro di 140 detenuti tossicodipendenti come comanda il metodo Muccioli.

Ai cancelli della tenuta penitenziaria, 16 ettari di campi, vigneti e stalle che si aprono sulla via Emilia, a partire dalle nove ci saranno infatti le associazioni e i partiti e sindacati che hanno costituito il Coordinamento contro il carcere speciale per tossicodipendenti (SocialforumModena, Attac, Rete Lilliput, RdbCub, Rifondazione comunista, Cgil, Pdci, Verdi, Giovani comunisti, circolo universitario e collettivi di studenti in movimento). Mentre a Roma in piazza Cairoli, sotto il ministero di garzia e giustizia, alle 15, 30 si terrà il sit-in di protesta indetto dal cartello Confinizero, partecipano Mdma (movimentodi massa antiproibizionista), il collettivo Odioilcarcere, Forumdroghe, Antigone, Rifondazione, Verdi, Ds, Cgil, operatori dei Sert e del privato sociale. L´iniziativa governativa ha avuto il pregio di rimettere in moto la visibilità della protesta contro lo stato degli istituti di pena italiani e contro soprattutto al malagestione che trasforma la pena detentiva in morte: in un solo anno, precisamente dal 2002 al 2003, dietro le sbarre sono stati registrati 83 suicidi, 25 tentati suicidi, 19 morti per cause non chiare e 9 per overdose, per un totale di 134 vittime. Nessuna gestione privata della pena potrà garantire che andrà meglio.

Fonte: http://www.liberazione.it/giornale/050320/LB12D6DF.asp

**********

Il carcere per tossicodipendenti di Castelfranco Emilia e le polemiche

“Carcere per tossicodipendenti, e’ gestito anche da San Patrignano”, e’ il titolo del reportage di Jenner Meletti pubblicato dal quotidiano La Repubblica. Era chiaro fin dal titolo che si sarebbe riaperto il dibattito, e cosi’ e’ stato. Il 21 marzo verra’ inaugurata a Castelfranco Emilia, nel modenese, la prima struttura di rieducazione che potra’ accogliere fino a 140 detenuti alla presenza di almeno due esponenti del Governo: Gianfranco Fini e Carlo Giovanardi.
Il progetto preparato dalla Comunita’ di San Patrignano e’ studiato per il recupero di quei tossicodipendenti condannati a pene detentive che non permettono l’assegnamento alla comunita’.

I primi commenti negativi arrivano da Paolo Ferrero, della segreteria nazionale del Prc, e Paolo Cento, deputato Verdi-Unione e vicepresidente della Commissione giustizia.
“L´annuncio dell´apertura di un carcere per tossicodipendenti da affidare alla gestione dei privati non e´ una buona notizia -ha detto Ferrero- Invece di imboccare la strada europea della ´riduzione del danno´, il Governo prosegue sulla fallimentare strada della repressione, inaugurata da Craxi in funzione elettorale, e gia´ bocciata da un referendum popolare. Questo nuovo carcere privato costituisce l´ anticipo della legge Fini sulle droghe: criminalizzazione delle fasce giovanili e fiumi di denaro alle strutture private che occupano il mercato della ´cura coatta´. Una barbarie postmoderna, lo ´stato etico´ in appalto”.
Cento ha inviato un´interrogazione urgente ai ministri dell´Interno e della Giustizia sul nuovo ´carcere´ per tossicodipendenti. Cento ha chiesto ai ministri di venire subito a riferire in Parlamento su questo progetto di ´carcere privato´ “che sembra piuttosto una sorta di San Patrignano 2, di cui la stessa Regione Emilia-Romagna e´ rimasta all´oscuro fino a oggi. Non e´ accettabile che un carcere venga pensato, istituito e gestito come si trattasse di un´azienda privata. Il Governo, che sara´ tra l´altro presente all´inaugurazione, deve dare spiegazioni alle istituzioni locali, al Parlamento e ai 140 detenuti tossicodipendenti che stanno per essere inviati li´ per il trattamento. E tutto questo nonostante sul territorio esistano gia´ da oltre dieci anni i Servizi di custodia attenuata. Non vorremmo che il silenzio che il Governo ha messo su questa operazione sia in realta´ un´ anticipazione di fatto delle proposta di legge Fini sulle droghe, per altro ancora in fase di discussione iniziale in Parlamento”.

“Dalla padella alla brace”, cosi´ Antigone, l´associazione che si batte per il rispetto dei diritti nelle carceri. “Non era proprio quello di cui avevamo bisogno: un carcere affidato alla Comunita´ di San Patrignano -dichiara Stefano Anastasia, presidente di Antigone- la quale e´ pur sempre un soggetto privato. Da anni segnalavamo questo rischio, questo primo embrione di privatizzazione. Non importa se il privato e´ una multinazionale della sicurezza come negli Usa o un ricco soggetto del privato sociale, come in Italia”. “Comunque la privatizzazione della pena e´ pericolosa per i diritti umani. La gestione della pena non puo´ e non deve essere affidata a privati. Le Nazioni Unite da oltre un decennio denunciano i rischi della privatizzazione delle carceri”. Per Anastasia e´ grave che “non si abbia il coraggio di affrontare la questione delle droghe con le armi delle politiche sociali, si rinunci alla gestione diretta di una struttura penitenziaria e si mescoli il carcere con la comunita´ terapeutica”.

“Nessun pregiudizio ideologico”, per Massimo Barra, fondatore e direttore della comunita´ Villa Maraini. “Tutto cio´ che puo´ servire ad attenuare la condizione disumana del carcere e´ benvenuto perche´ il carcere e´ un luogo di abiezione e violenza, e´ una palestra di violenza, e´ uno dei grandi problemi dell´umanita’”. Quindi, “nessun pregiudizio ideologico che impedisca la gestione a privati di un carcere”. “Saranno i contenuti a dirci se l´esperimento sara´ positivo o negativo: se prevarranno i contenuti terapeutici o quelli, di sopraffazione e di potere, tipici dell´istituzione carceraria”. Secondo Barra seguire una terapia disintossicante in carcere e´ difficilissimo, perche´ “le dinamiche tipiche della struttura carceraria sono in contrapposizione con questo tipo di percorso”. Insomma, e´ una tematica “altamente complicata da gestire” insiste il fondatore della piu´ importante comunita´ terapeutica di Roma. Barra apprezza “il tentativo di affidare un carcere a privati per gestirlo in modo piu´ umano”, che e´ “meglio della detenzione attenuata (che prevede, all´interno di un carcere normale, una sezione per detenuti tossicodipendenti,ndr)” ma avverte: “c´e´ in tutto cio´ un handicap di base, ed e´ quello che il carcere, a differenza della comunita´, non e´ una libera scelta del tossicodipendente”. Un ´peccato originale´ quasi insormontabile, insiste. Quanto poi alla decisione di affidare la gestione della struttura di Castelfranco alla Comunita´ di San Patrignano, per Barra non e´ una novita´: “San Patrignano prende tutto, dalla prevenzione al carcere”.

“Il recupero della persona non puo´ avvenire in carcere”: e´ categorico il commento di don Egidio Smacchia, presidente della Federazione italiana comunita´ terapeutiche (Fict). Certo, precisa, “ci si puo´ accontentare”, nel senso che una struttura detentiva piu´ ´dolce´ e´ sempre meglio del carcere tradizionale, ma si tratta pur sempre di “un carcere alternativo e non di un´alternativa al carcere”. Molto meglio, secondo il sacerdote, il regime di semiliberta´ che restituisce al detenuto una dimensione sociale che e´ fondamentale per il suo recupero. E poi ci sono i progetti riabilitativi in carcere, come quello attuato dalla stessa Fict a Torino (si chiama ´Progetto uomo´), dove “si cerca di motivare le persone al cambiamento”. Un concetto, quello della motivazione, molto importante nella filosofia della federazione che riunisce 48 centri sparsi sul territorio nazionale: “ognuno ha in se´ la capacita´ di riprendersi e noi ci crediamo perche´ in 25 anni abbiamo visto come la forza della riabilitazione port a le perso ne all´au tonomia”. Quanto alla partecipazione di privati, quindi anche di comunita´, nella gestione del ´carcere modello´ di Castelfranco, don Smacchia mette in guardia dal rischio che “portare la comunita´ dentro al carcere” determini una confusione tra il concetto di comunita´ di recupero e quello di carcere. “Non bisogna mai dimenticare che da una comunita´ il tossicodipendente e´ libero di entrare e uscire quando vuole, dal carcere no”.

“Non so nulla di prossime inaugurazioni. Noi aspettiamo che ci dicano cosa vogliono”, ha detto al telefono all’agenzia Ansa Andrea Muccioli, coordinatore della comunita´ di San Patrignano. “Mi disturba che il progetto possa essere vantato a fini elettorali o che possa diventare oggetto di prevenzione ideologica da parte di chi ostacola il metodo di recupero di San Patrignano”. Il progetto “e´ pronto da due anni, ma ci sono gia´ stati tentativi di bloccarlo”. E´ stato lo stesso direttore della Casa di Lavoro di Castelfranco, Francesco D´Anselmo, che in passato e´ stato responsabile del carcere riminese e ha collaborato con San Patrignano (nella citta´ romagnola nacque il primo Servizio di custodia attenuata), a rivolgersi alla comunita´ fondata da Vincenzo Muccioli chiedendo un progetto di recupero dei detenuti tossicodipendenti. “Cosi´ noi ci siamo inventati questo progetto che prospetta una esperienza pilota a livello europeo e abbiamo dato la nostra disponibilita´ a realizzarlo. Ovviamente senza mettere in dubbio in alcun modo la titolarita´ della gestione da parte dell´ amministrazione penitenziaria ed esprimendo disponibilita´ a coll aborare con altre associazioni e comunita´ che possono dare un contributo, rispettando pero´ la filosofia del progetto educativo, che punta al recupero e non alla medicalizzazione o al controllo sociale delle persone, che non si salvano certo con la distribuzione di droghe alternative”. Tra le proposte, quella di formare operatori e di costituire un team pubblico-privato d´ intesa con l´ amministrazione penitenziaria, prevedendo strutture di filtro per verificare le motivazioni dei ragazzi a fare realmente questa esperienza. Probabilmente si trattera´ di gruppi non troppo numerosi, che potranno eventualmente poi crescere con gradualita´. “Quello che ci interessa e´ cercare di tirare fuori piu´ ragazzi possibile dal carcere”, ha ribadito Muccioli ricordando che dal 1984, nella comunita´ di San Patrignano “3.500 anni di carcere sono stati sostituiti da percorsi alternativi, mirati alla riabilitazione e al pieno inserimento sociale”.

Fonte: http://droghe.aduc.it/php/articolo.php?id=12937