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Comunicato Papillon: Reparto psichiatrico alla "Dozza"

20 Aprile 2005 

Il Ministero di Giustizia obbliga il carcere bolognese a dotarsi di un reparto psichiatrico
Bologna, 18 aprile 2005

Nell´audizione consigliare delle 5° Commissioni di Comune e Provincia in seduta congiunta tenutesi questa mattina nella Sede provinciale di via Zamboni, il Direttore dell´area sanitaria, Dott. Paolillo, anche a nome della Direzione della "Dozza", ha responsabilmente posto all´attenzione degli Enti amministrativi l´ultima "tegola" piovuta sul carcere bolognese.
In estrema sintesi si tratta dell´obbligo, esercitato dal Ministero della Giustizia, di applicare dal 1° maggio p.v. una direttiva del 2003 concernente l´istituzione di reparti psichiatrici in quelle carceri in cui sono presenti medici psichiatri all´interno dello staff sanitario.
Le intenzioni del Ministro Castelli sarebbero quelle di risolvere l´impossibilità degli O.P.G. di ricevere altri detenuti afflitti da psicopatologie, stante l´attuale sovraffollamento e un allarmante aumento delle richieste di ricoveri.
A questo obbligo, naturalmente, non seguono i fondi e le risorse umane necessarie alla realizzazione delle nuove strutture.
Il Dott. Paolillo, quindi, dopo aver sottolineato l´iniquità del provvedimento in se prima di tutto sul piano medico e la contrarietà al provvedimento più volte espressa da Direzione e Area sanitaria, ha rivolto un accorato appello a Regione, Provincia e Comune perchè si attivino, nelle loro possibilità, a venire in soccorso della "Dozza" stante quest´ultima procurata emergenza.
Il rappresentante della Regione rispondeva con l´inevitabile: tempo fa Regione e D.A.P. regionale avevano sottoscritto un protocollo sulla partecipazione dell´Ente alle spese sanitarie carcerarie per applicare, almeno in parte, la riforma Bindi del ´99 che predisponeva il passaggio della Sanità penitenziaria alle A.S.L.
Visto che lo Stato non ha mai provveduto al trasferimento dei necessari fondi perchè la riforma potesse essere applicata, la Regione E-R ha provveduto nei limiti delle sue disponibilità finanziarie. Insomma, soldi non ce ne sono più, inoltre l´invenzione ministeriale dei reparti psichiatrici non è mai stata nel protocollo in oggetto.
L´Associazione Papillon di Bologna osserva quanto segue:
la direttiva del Ministero testimonia in modo inequivocabile lo stato di degrado umano e di barbarie giuridica in cui governi irresponsabili hanno precipitato il circuito carcerario almeno negli ultimi dieci anni.
In un Paese che vorrebbe definirsi civile e democratico, il detenuto che mostra psicopatologie è incompatibile con lo stato di detenzione per definizione. Punto.
Se poi vogliamo prendere atto della verità e dell´esperienza sul campo, è innegabile che l´apparire sempre più consistente di patologie psichiatriche negli istituti di pena trova la sua ragione nella regressione psicofisica prodotta dalla detenzione in quanto tale.
E che il problema è tanto più allarmante quanto più aumenta l´incivile e disumano fenomeno del sovraffollamento.
In sintesi, il carcere non è solo una fabbrica di criminalità, ma anche di gravi malattie mentali nei suoi ospiti, con il grave danno sociale a tutti i livelli che ciò comporta.
Come risponde lo Stato?
Inasprendo le politiche penali, dimezzando i fondi destinati al carcerario, promulgando una legge sul mercato del lavoro che precarizza la vita materiale di strati di popolazione sempre più ampi e che di conseguenza rende le pratiche illegali una necessità di sopravvivenza, con la carcerizzazione dell´esclusione sociale facendo del carcere il contenitore del conflitto.
Per questione di spazio in questa sede ci fermiamo qui.
Come Associazione di detenuti continueremo a promuovere la cultura nelle carceri, a realizzare progetti per facilitare l´applicazione delle misure alternative e a difendere la dignità e i diritti di 57.000 fratelli e sorelle sottoposti a sofferenze inusitate prodotte da una "cultura" securitaria, proibizionista, afflittiva e tribale che mina alle fondamenta i significati più profondi della convivenza umana.
Per concludere, questa comunicazione vuole essere anche un appello a tutta la società civile, alle realtà sindacali e dell´autorganizzazione perchè almeno in questa difficile fase si uniscano alle attuali lotte pacifiche dei detenuti perchè siano promulgatati i provvedimenti di giustizia (e non di "clemenza" come taluni affermano) di un´amnistia generealizzata di 5 anni e un indulto di 3 anni come prima testimonianza del rapido avvio di una consistente riforma del Codice Penale e dell´Ordinamento Penitenziario.

Per l´Associazione Culturale Papillon-Rebibbia Bologna Valerio Guizzardi