
Tratto da una agenzia di stampa pubblichiamo un articolo che vale una domanda al nostro Parlamento: per quanto tempo ancora deve durare questa barbarie?
Agenzia radicale, 28 novembre 2005
Un esercito di bimbi ´dimenticati´ vive nelle carceri italiane; sono i piccoli figli di detenute, circa 250 bambini sotto i 3 anni, costretti a vivere in una realtà alterata, che incide sul loro sviluppo e sulla loro salute. Ad accendere i riflettori su questi bambini, l´equivalente di 15 classi di asilo nido, sono i medici della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps), nel corso del congresso conclusosi ieri a Parma.
´´Si tratta di piccoli sui quali incombono problemi di sviluppo e crescita, ma anche un maggior rischio di ammalarsi rispetto ai coetanei´´, spiega Italo Farnetani, pediatra e docente dell´Università di Milano, fra i relatori del congresso.
Infatti ´´non vivono in un ambiente familiare e tranquillizzante, ma in luoghi che hanno tutti i difetti degli orfanotrofi, privi di punti di riferimento, orari e oggetti a misura di bimbo. Quando sono cosi´ piccoli i bambini sono molto abitudinari, e in carcere hanno problemi di privacy e serenita´´´. Non solo. ´´E´ importante per acquisire sicurezza vedere quotidianamente la madre che risolve i problemi. Cosi´, invece, i bimbi si trovano con la mamma ´condizionata´ da altri adulti. E in assenza della figura paterna questo puo´ avere riflessi pesanti sullo sviluppo´´.
Inoltre è difficile garantire in carcere un´igiene e un´alimentazione a misura di bambino. Questi piccoli, poi, sono privati degli stimoli della normale vita sociale.
Stesso discorso per quanto riguarda la salute. ´´Raccomandiamo sempre alle mamme di far fare il piu´ possibile una vita all´aperto ai bimbi piccoli. Anche per fortificarli e renderli meno vulnerabili alle malattie. Un rischio che si moltiplica per i figli delle detenute´´.
(fonte Adnkronos Salute)