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Alberto Masala, poeta: "Parlo dei detenuti"

Dal nostro amico Alberto riceviamo e volentieri pubblichiamo


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a Rafael Cancel Miranda - ammanettato al muro - carcere di Marion
a Frank "Big Black" Smith - e tutti gli altri di Attica
a Sekou Odinga - posacenere dei suoi torturatori
a Alejandrina Torres - carcere di Phoenix, Arizona - violentata dal pugno del suo carceriere
a Susan Rosenberg - Lexington - luce ogni 20 minuti - mesi senza dormire
alle donne violate nel carcere statale della Georgia e in quello federale di Dublin
ai torturati nelle gabbie di Pelican Bay, Florence, Guantanamo, Abu Graib…
ai torturati di Bolzaneto - dell´Asinara - di tutte le questure e le galere
ai desaparecidos
ai condannati a morte


Parlo dei detenuti

del desiderio che racconta cicatrici
non mie non del mio corpo
parlo della mia gente

ora anche qui fa caldo

e volano altri corvi preannunciati
da una lingua crudele di menzogna
fra detriti e fantasmi di miseria violenta

ora anche qui fa caldo

e il nord che scivola più a nord
rende sud ogni nostro copione
mentre il sud resta fermo sotto il sole
portando il rischio di colori colpevoli di vita

è un fuoco ininterrotto
un´ipotesi umana decisiva
che sogna e rinnega i suoi sogni

viene verso l´Europa
di fronte alla tua comoda poltrona
al tuo telecomando occidentale
rapidamente sopraffatto imploso
in quel vortice interno della digestione

noi siamo eternità di dubbi
sopravvissuti controvento

passiamo come branco
tra due filosofiche colonne di pensiero feticcio e nichilismo
che imprigiona istinti antagonisti
nei suoi recinti di regolarità nell´ordine previsto
come animali pelle d´altri nemici
per non correre il rischio d´infezioni

e non compriamo mai abbastanza

io provengo dal mondo
l´angelo dimagrito ad occidente
già troppe volte senza un paradiso

soltanto resistenza

o saltare o restare
accettando svantaggi dai confini
esterni al nostro canto

porto ancora un accento che resiste all´uso

lo scrivo sopra la mia voce
questo dire imperfetto e mentre parlo
ogni parola cade sul dire precedente
come un sole che brucia infiammando di nausea letteraria
terre di siccità

plein soleil de mes rêves condamnés
à la mathématique des multiplications

dunque il cuore rivendica del ritmo
ancora sensazioni d´eresia
e si alimenta e trova le sue vene
si ripresenta  appare ancora tigre
anarchico barlume anarchico respiro che non tace
anzi trasporta urlando la sua sfida
eterna rumorosa con finale assoluto

è il carico di vittime che porta bestemmiando

senti, poesia…
dico pesante questo volare alto con le ali impigliate
e senza sosta  nell´incubo presente
su montagne di resti del superfluo
sazietà scarti umani spazzatura
immondezzai che la storia sistema

a chi scriviamo questa rabbia?
come potremo parlarvi più d´amore
se non sappiamo chiedere neanche
scusa ai bambini

non ho nemmeno un dio che benedica
l´ambizioso suicidio americano
in questa civiltà definitiva
urlante di razza superiore

 

dedico le radici ai fili d´erba
e il sesso inarrivato ai detenuti
ma in un senso più ampio di tutte le galere

e intanto scrivo sulle sbarre della gabbia
una speranza a scoppio ritardato


e se l´anima ha voglia di nominarne i dubbi
se le interessa… prenda…
31 maggio 04


Alberto Masala