
25/02/2010 - Un "superpiano carceri"? solo una torta da spartire
di Riccardo Arena
Pagina di Radio Carcere su Il Riformista, 24 febbraio 2010
Quello del Governo serve a far soldi e non all’efficienza del sistema penitenziario. Il 19 febbraio la Camera dei Deputati ha approvato la conversione del decreto legge sulla Protezione Civile. Ora il testo è all’esame del Senato. Che centra questo col "Piano carceri"? Centra e come. Il Governo infatti ha infilato in questo decreto la norma base del tanto proclamato intervento sui penitenziari. È l’articolo 17 ter, intitolato appunto: "Disposizioni per la realizzazione urgente di istituti penitenziari". Nell’articolo si conferiscono amplissimi poteri al Commissario per le carceri, ovvero al capo del Dap Franco Ionta.
Poteri che gli consentono di individuare le aree per la realizzazione dei nuovi penitenziari e per gli interventi necessari. Ma non solo. È previsto che il Commissario per le carceri può assumere le proprie decisioni in deroga a diverse normative come: le previsioni sull’urbanistica, il testo unico sugli espropri di pubblica utilità e il limite ai subappalti delle lavorazioni prevalenti, che potranno aumentare dall’attuale 30 per cento fino al 50 per cento.
Ed infine la ciliegina. Nella normativa sulle carceri si prevede che il Commissario straordinario può avvalersi della Protezione civile per le attività di: progettazione, scelta del contraente, direzione lavori e vigilanza degli interventi. Una previsione questa già contenuta nel comunicato del Consiglio dei Ministri del 13 gennaio dove c’è scritto: "Il braccio operativo con cui gestire l’emergenza carceri sarà la Protezione Civile". Più chiaro di così!
Nella sostanza il progetto governativo sui penitenziari, che vorrebbe seguire lo stesso modello adottato per L’Aquila, è semplice. Costruire, alla modica cifra di 600 milioni di euro, 47 palazzine all’interno di strutture carcerarie già esistenti. E poi, se e quando si vedrà, realizzare 18 carceri nuove. Lo scopo: creare 21 mila nuovi posti nelle sgangherate patrie galere.
Ora, visti gli interventi pensati dal Governo per risolvere il degrado delle nostre carceri, sembra che il "Super Piano" altro non sia che un modo per spartirsi una ghiotta torta. Quella delle costruzioni. Una spartizione che coinvolge anche la Protezione Civile, di cui resta ignota la competenza sulle carceri. Una sparizione che pare essere anche non idonea a risolvere il gravissimo problema dei sovraffollati e vecchi penitenziari italiani.
Basti pensare allo scopo del "Super Piano". La realizzazione di 21 mila posti in più. Uno scopo che non riuscirebbe a soddisfare neanche il fabbisogno odierno delle nostre carceri. Carceri dove infatti vivono 67 mila detenuti, a fronte di soli 43 mila posti. Per non dire del tanto pubblicizzato "metodo de L’Aquila" che si vuole applicare anche per il "Piano carceri". Uno spot idiota. È evidente infatti che un conto è costruire delle casette prefabbricate in un comune, altro è edificare strutture penitenziarie su tutta la Nazione.
Torte e spot a parte, il fatto è che oggi il sistema penitenziario versa in condizioni vergognose. E, per risolvere tale vergogna, occorre ripensare l’intero sistema con un approccio innovativo. Vendere le ottocentesche galere, e sono tante, per realizzare nuove e diverse strutture a seconda della loro finalità. Riscrivere il sistema delle pene, al fine di introdurre sanzioni differenti dal carcere, magari eseguibili in primo grado.