
08/02/2011 - La legge svuota-carceri è un flop: 744 gli scarcerati su 7mila potenziali beneficiari
La Nuova Sardegna, 7 febbraio 2011
L’hanno battezzata “legge svuota-carceri”, ma a uscire dalle galere sono davvero in pochi: 744 su 7mila detenuti che in tutta Italia avrebbero potuto tornare a casa con un anno d’anticipo.
Un flop, la legge 199 del 26 novembre scorso. Entrata in vigore il 16 dicembre, è già “una legge da rivedere”, dice Silvestro Ladu, presidente della commissione regionale per i Diritti civili e le politiche comunitarie. “È una legge che non ha dato i risultati sperati - spiega - , anche se è sempre meglio una legge come questa piuttosto che l’indulto”. Disattesi comunque, tutti i migliori propositi sottolineati nel corso del dibattito parlamentare preliminare all’adozione del provvedimento normativo, “Disposizione relative all’esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori ad un anno”. “Una legge di cui stranamente si parla poco” attacca Ladu, già medico al penitenziario nuorese di Badu ‘e Carros. Penitenziario che ora apre i cancelli soltanto a quattro detenuti, mentre a Cagliari, Buoncammino, il carcere più affollato dell’isola, sono in undici a lasciare le celle. A San Sebastiano, Sassari, come pure nella casa circondariale di Oristano, il provvedimento libera appena 4 posti letto, sia nell’uno sia nell’altro caso. Nessuna uscita anticipata, invece, né a Iglesias né a Lanusei. La legge 199/2010 “bacia” due detenuti ad Alghero, altrettanti a Macomer e a Tempio. Quattro escono da Mamone, altrettanti da Is Arenas. A chiudere con la colonia penale di Isili è uno solo.
“Eppure - spiega ancora Silvestro Ladu - il numero dei procedimenti attivati a favore dei detenuti che si trovavano nelle condizioni di fruire della misura prevista dalla legge 199, in tutta la Sardegna erano 276”.
Qualcosa, evidentemente, non ha funzionato. Tant’è vero che il problema del sovraffollamento delle carceri resta immutato. “Ci vuole ben altro di fronte a un surplus di 25mila detenuti rispetto ai posti letto regolamentari” ha dichiarato nei giorni scorsi Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, associazione che si batte per i diritti nelle carceri. La Sardegna, su questo versante, è tutto sommato un’isola felice (in questo momento). Mentre la capienza dei dodici istituti di pena isolani è ferma a 1957 posti, i detenuti reclusi sono poco meno di 2300. Il 40% dei quali extracomunitari. Ecco perché la “legge svuota carceri” è già un clamoroso flop. “La legge - spiega ancora Ladu - dispone che la pena detentiva (non superiore a 12 mesi) sia eseguita presso l’abitazione del condannato o altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza e accoglienza, denominato domicilio”. Requisito minimo che in pochi possiedono, fermo restando che sono esclusi dal beneficio i condannati per omicidio, terrorismo e violenza sessuale.
“Ecco perché, in attesa dell’attuazione del piano straordinario penitenziario e della misura alternativa alla detenzione, è opportuna una rivisitazione della legge. Bisogna renderla più fruibile ed efficace” ribadisce il presidente della commissione regionale per i Diritti civili e le politiche comunitarie. Primo firmatario, Silvestro Ladu, della legge approvata martedì sera dal consiglio a Cagliari, che istituisce il garante regionale per i detenuti. Una nuova figura (a Nuoro esiste già da qualche anno il Garante voluto dal Comune, primo nell’isola) che dovrà presto fare i conti con le eterne emergenze che affliggono il pianeta carcere. A cominciare dalle troppe cautele che stanno pesando sulla legge 199/2010.