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Il ministro Maroni si allinea a Sarkozy; espellere anche i comunitari

07/09/2010 - Il ministro Maroni si allinea a Sarkozy; espellere anche i comunitari     

Il Sole 24 Ore, 7 settembre 2010

Espulsione anche per i comunitari. È la proposta sostenuta dal ministro dell’Interno Roberto Maroni a Parigi, ospite del ministro francese dell’immigrazione Eric Besson, partecipando al seminario europeo sul tema dell’asilo e della lotta all’immigrazione irregolare.
“L’espulsione e il rimpatrio devono essere previsti anche per i cittadini comunitari che non rispettano la direttiva europea 38 del 2004, che stabilisce a quali condizioni il cittadino comunitario può risiedere in un paese”. E l’annuncio non è altro che la proposta che il ministro porterà alla commissione europea per l’immigrazione.
L’Unione europea - ha invitato il ministro - faccia “un passo ulteriore” in materia di immigrazione clandestina, dotandosi di “un sistema europeo uniforme da un punto di vista legislativo” che comprenda anche “le espulsioni e i rimpatri di cittadini comunitari” che non rispettano la legge.
“Non è che il ministro dell’Interno è cattivo - aveva detto Maroni il giorno prima dell’annuncio - ma semplicemente che ci sono delle regole europee da rispettare, e se questo non accade gli Stati sono impotenti. Noi .chiederemo di poter espellere i cittadini comunitari che non rispettano queste regole per poterle applicare veramente”.
Dopo la tanto criticata ondata di espulsioni dei Rom, targata Sarkozy, il nostro ministro dell’Interno si colloca sulla stessa linea. “Gli schematismi ideologici - ha subito commentato il presidente del veneto Luca Zaia - sono spesso il paravento per lavarsi le mani rispetto alla necessità di calarsi nella realtà per far rispettare a tutti le norme, nazionali ed europee. Il ministro Maroni ha giustamente portato alla ribalta un problema reale, nel segno di una politica che non vuole essere né punitiva né razzista, ma neppure miope o, peggio, cieca”.
Anche il primo cittadino della capitale, Gianni Alemanno, presente al seminario, vede di buon proposito, e si dice d’accordo sulla proposta del ministro. “La direttiva europea è debole sul versante della legalità e della sicurezza - ha detto il sindaco Gianni Alemanno - l’impianto va bene ma bisogna rafforzarla in tre punti: introdurre l’allontanamento coatto in caso di reati gravi, l’obbligo di chiedere agli stati di origine i precedenti penali delle persone che arrivano creando una sorta di anagrafe europea e introdurre il divieto di ingresso in caso di allontanamento”.
Precisando poi che bisognerà fare in modo di “obbligare il Paese di origine a trattenere” in patria connazionali espulsi da un altro Paese Ue. “I nomadi sono la più grande minoranza etnica dell’Unione europea. È assurdo che in Europa non ci sia una politica comune su questo tema”.
Ma a storcere il naso, sul nuovo programma, sono le Acli, che denunciano le espulsioni dei comunitari perché “rischiano di contraddire i principi di quell’Europa solidale che traggono ispirazione dalle sue indelebili radici cristiane”. “La vera questione - spiegano le Acli - non riguarda l’espulsione del singolo comunitario che delinque, ma la limitazione per motivi di censo della libertà di movimento e di insediamento delle persone cui fa riferimento la stessa direttiva 38 del 2004 evocata dal Governo. Espellere i poveri equiparandoli ai delinquenti non può non contraddire i principi di giustizia e solidarietà sui quali si vorrebbe costruire l’Europa unita, in ossequio alle sue radici cristiane”.
Le Acli dunque auspicano che prevalga, “nel giudizio della Commissione europea, anche in riferimento alle vicende francesi, la considerazione del principio di proporzionalità ribadito dalla direttiva 38 e contemplato dal Trattato europeo, secondo il quale in materia di libera circolazione delle persone non devono essere imposte condizioni eccessive per garantire l’esercizio della libertà di soggiorno, né sanzioni sproporzionate per il mancato rispetto di quelle formalità che fungono da ostacoli alla libera circolazione. Si tratta di capire - concludono le Acli - quale Europa vogliamo costruire per il futuro. L’Europa che torna a costruire frontiere e muri, oppure l’Europa dei cittadini liberi, nel rispetto della legalità e della giustizia”.