
15/02/2010 - Bologna: a rischio la figura del Garante dei diritti dei detenuti
Dire, 15 febbraio 2010
Tra i rischi che la città di Bologna corre andando incontro a un lungo periodo di commissariamento, c’è anche quello di rimanere senza la figura del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale.
Il (secondo) mandato dell’avvocato Desi Bruno, nominata dal Comune, scade il 16 luglio e se le elezioni non si faranno prima, dopo quella data Bologna (e dunque il carcere della Dozza da tempo gravato da molteplici criticità) potrebbe rimanere senza Garante. Il problema a Palazzo d’Accursio è emerso questa mattina, in occasione dell’ultima commissione (congiunta tra Comune e Provincia) sul tema carcere: Bruno ha spiegato che non accetterebbe una nomina del commissario e così, per evitare di rischiare un ‘vuotò, oggi pomeriggio in Consiglio comunale verrà presentato un documento in cui si chiede di votare la proroga del mandato dell’attuale Garante fino alle prossime elezioni. L’idea viene proposta da Daniele Carella (Pdl) ed è subito accolta e rilanciata anche dal capogruppo Pd, Sergio lo Giudice, che lancia anche un piano B: Palazzo Malvezzi avvii un percorso per creare un Garante provinciale. Così, se anche in Comune si verificasse un problema, Bologna non rimarrebbe senza.
Oltre alla richiesta di approvare una proroga del mandato del Garante, il lungo percorso fatto in commissione sul tema del carcere porterà in Consiglio anche un documento in cui si mette nero su bianco la situazione critica della Dozza (ma una parte è dedicata anche al carcere minorile del Pratello) e relativi suggerimenti e propositi per far fronte alle necessità più urgenti. "L’idea è di consegnare il nostro lavoro nelle mani del commissario, questo documento potrà essere un punto di partenza", spiega la presidente della commissione Politiche sociali del Comune, Teresa Marzocchi (Pd).
Nel documento trovano posto tutte le criticità emerse nel corso delle sedute di commissione, di cui Bruno si è più volte fatta portavoce. Il sovraffollamento, innanzitutto (quasi 1.200 ospiti contro la capienza di tolleranza di 480); la presenza di stranieri (il 64% e di 52 nazionalità diverse) e di tossicodipendenti (30%); l’eccessivo turnover (ogni anno entrano ed escono 3.500 persone, il 30% dei quali si ferma in media quattro giorni); la scarsa concessione di misure alternative; il reparto di Alta sicurezza femminile ("un luogo che non dovrebbe esistere" per Bruno) di cui la Garante ha chiesto più volte la chiusura; l’infermeria insufficiente e inidonea; la struttura vecchia e degradata, che avrebbe bisogno di una manutenzione che non c’è.
Un altro problema che la futura amministrazione (e prima di questa il commissario) dovrà affrontare, è la presenza di detenute madri, che comporta talvolta l’ingresso alla Dozza di bambini piccoli. "È intollerabile", dice Bruno, invitando gli enti locali a individuare una struttura alternativa che se ne occupi. Amelia Frascaroli (Pd) ricorda che lo fa già una struttura nel quartiere San Donato.
"Occorre formalizzare la sua funzione, se è possibile con una convenzione, e darne comunicazione a tutti gli uffici giudiziari così che evitino di mandare le madri in carcere", dice Bruno. Il tema, però, su cui più insiste il Garante (definendolo "un grido di dolore") è il lavoro: alla Dozza non ce n’è, se non per il 10% dei detenuti (121) e la riduzione di fondi e borse lavoro aggrava sempre più la situazione. "È necessario coinvolgere il mondo imprenditoriale e la Regione deve fare la maggior parte" , esorta Bruno. Una nota positiva c’è: il progetto di estendere la fruizione delle eccedenze agricole alla Dozza. "È ottimo ma va reso concreto", sottolinea la Garante.