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Dap: sovraffollamento è causa dei suicidi in carcere

04/02/2010 - Dap: sovraffollamento è causa dei suicidi in carcere

di Riccardo Arena

 

www.radiocarcere.com, 4 febbraio 2010

 

72 sono i detenuti che si sono suicidati nel 2009 e già 7 sono le persone che dall’inizio del 2010 si sono tolte la vita in carcere. Una cifra record. Una cifra che è direttamente connessa con il tasso di sovraffollamento e con la conseguente invivibilità nelle carceri italiane. Carceri, spesso vecchie, fatte per ospitare a mala pena 43 mila detenuti, ma che oggi contengono più di 65 mila persone. Persone costrette a vivere per 22 ore al giorno, ammassate in una piccola cella.

Ora, finalmente, anche il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria si è accorto del nesso che c’è tra sovraffollamento e suicidi. Il 21 gennaio, infatti, il dottor Franco Ionta, capo del Dap, ha inviato una circolare ai provveditori e ai direttori delle carceri italiane dal titolo esemplificativo: "Emergenza suicidi". Una circolare dove nelle prime tre righe si afferma: "L’analisi dei dati statistici relativi al tasso di mortalità in ambito penitenziario evidenzia il progressivo incremento dei suicidi in misura direttamente proporzionale all’aumento della popolazione detenuta".

Poche righe che, proprio perché scritte dal Dap, contengono una prima grave affermazione. Nella circolare firmata dal dottor Ionta si certifica infatti non solo che il sovraffollamento causa il suicidio delle persone detenute, ma che la detenzione nel nostro Paese non è più punizione eseguita secondo la legge, bensì è morte.

Un’affermazione grave e importante che va ben oltre quella fatta dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Mentre infatti la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia perché il sovraffollamento presente nelle patrie galere tramuta la detenzione in tortura, il Dap afferma invece che il sovraffollamento è causa di suicidio per i detenuti. Detenuti che, non riuscendo più a vivere in una cella sovraffollata, sono indotti a togliersi la vita. Detenuti suicidati quindi. La cui morte può integrare il reato previsto dall’articolo 580 del codice penale. "Istigazione al suicidio". Un’ipotesi di reato che trova conferma proprio nel nesso di causalità tra sovraffollamento e suicidio individuato anche dal Dap.

Se così è, come risolvere allora il rischio di suicidio in una cella sovraffollata, dove 8 persone vivono in uno spazio di soli 12 mq? Sconcertante la soluzione indicata nella circolare del Dap. Infatti, per arginare i suicidi causati dal sovraffollamento nella circolare si indica come soluzione quella di: "istituire un servizio di ascolto, composto da polizia penitenziaria e area educativa". Insomma una risposta simile a quella di un medico che individua correttamente la malattia, ma sbaglia la cura. È del tutto evidente infatti che se la causa dei suicidi in carcere è il sovraffollamento, una corretta soluzione non può che riguardare direttamente la causa del problema. Ovvero: il sovraffollamento.

Ed invece no. Nella circolare del Dap manca qualsiasi indicazione per risolvere la causa del problema. Un problema serio quello del sovraffollamento, che il Dap affronta solo con il famigerato "Piano carceri". Un piano che suscita non pochi dubbi anche per il tempo necessario per la sua realizzazione. Se infatti il Dap non riesce a ristrutturare in poco tempo una parte del piccolo carcere di Rimini, quanto impiegherà a realizzare il "Piano carceri"?

Al di là delle idee spot del Governo, serve una riforma rigorosa del sistema delle pene, che introduca sanzioni diverse dal carcere applicabili in primo grado. Allo stesso tempo, occorre pensare a meccanismi che blocchino il sovraffollamento. Prevedere, come accade già oggi negli ospedali, che la capienza regolamentare di ogni penitenziario non possa essere superata. E, quando c’è un nuovo arrestato, consentire che esca un detenuto meno pericoloso, magari mandandolo in detenzione domiciliare o in misura alternativa. Nessuna impunità quindi. Ma un meccanismo per evitare che per una pena si possa morire.