
di Franco Corleone (Garante dei detenuti di Firenze e coordinatore nazionale dei Garanti)
27/02/2011 - Un deserto chiamato carcere
di Franco Corleone (Garante dei detenuti di Firenze e coordinatore nazionale dei Garanti)
Terra, 27 febbraio 2011
La trasmissione di Iacona Presa diretta ha mostrato lo stato indecente delle carceri, il non rispetto delle norme previste dall´Ordinamento penitenziario e dal Regolamento di attuazione, la violazione dei principi della Costituzione sul senso della pena. Purtroppo non solo non scatta l´indignazione, ma addirittura un silenzio atroce copre la tragedia che si perpetua in una Istituzione totale e separata.
La rimozione da parte del ceto politico e della cosiddetta società civile non è catalogabile sotto il segno della distrazione ma si rivela come responsabilità colpevole del fiume di sangue che scorre per le migliaia di atti di autolesionismo, le troppe morti "naturali" e il numero abnorme di suicidi, il sequestro di ventimila tossicodipendenti e stranieri che non dovrebbero stare in carcere. Ora si sta consumando l´ennesima beffa, cioè il fallimento della legge sulla detenzione domiciliare per chi deve scontare una pena inferiore ai 12 mesi. A Sollicciano, carcere di Firenze con quasi mille detenuti, ne hanno usufruito in dieci.
? E pensare che qualche giornalista in veste di imprenditore della paura l´aveva definita una legge "svuota carceri"! Il Coordinamento nazionale dei Garanti dei diritti dei detenuti ha deciso di lanciare una piattaforma per la riforma del carcere e di rispondere alla omertà diffusa. Sono stato eletto Coordinatore e il mio impegno sarà assoluto e senza limiti per porre nell´agenda della politica i temi che possono fare la differenza. "Se non ora quando" potrebbe essere anche la parola d´ordine di questa campagna controcorrente: un nuovo Codice penale che sostituisca il codice Rocco degli anni trenta, il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari, il diritto alla salute dei detenuti, la liberazione dei bambini dalla costrizione delle sbarre, lo sviluppo delle misure alternative per favorire il reinserimento. Sono alcuni degli obiettivi che indichiamo per la riforma della giustizia a partire dal carcere. Non le finte riforme per alimentare i privilegi di classe ma partendo dalla situazione degli ultimi realizzare la giustizia giusta.
Sappiamo che occorrerà cancellare le leggi criminogene come quella sulle droghe che è responsabile del sovraffollamento. Si tratta di una piattaforma su cui vogliamo costituire una grande unità di avvocati e magistrati e un´azione comune con il Terzo settore per un rilancio del sistema dei diritti e del welfare. La presenza dei Garanti in molte città ha costituito l´unico elemento di novità e di speranza in quello che è stato definito come una discarica sociale. Non ci aspettiamo nulla dal Governo, dal ministro della Giustizia, dall´Amministrazione Penitenziaria. Oggi come oggi neppure dall´opposizione vediamo segni di differenza. Le macerie securitarie e giustizialiste hanno colpito a 360 gradi e la ricostruzione della cultura garantista e civile sarà necessariamente di lunga durata.
Le Regioni che hanno oggi la responsabilità di gestire la sanità pubblica in carcere potrebbero avere l´ambizione di governare anche il tema delle pene alternative legandole al territorio. In particolare regioni come Toscana, Emilia - Romagna, Umbria e Puglia dovrebbero nominare i Garanti regionali dei diritti delle persone private della libertà personale con un segno politico preciso, superando un ritardo intollerabile. Costruire una rete alternativa al potere centrale e alla politica inesistente di chi pensa solo a costruire nuove carceri è possibile. Vendola, Marini, Errani e Rossi potrebbero battere un colpo con una sintonia eloquente. E l´ora della politica e dell´iniziativa dal basso.