
23/02/2010 - Antigone: sovraffollamento delle carceri… che fare?
Riforma, 23 febbraio 2010
Intervista a Susanna Marietti dell’Osservatorio sulla detenzione di "Antigone": piuttosto che costruire nuovi penitenziari, bisognerebbe aumentare il ricorso alle misure alternative alla detenzione, che ci sono e funzionano.
Il 13 gennaio 2010 il Consiglio, dei Ministri approva il piano carceri proposto dal guardasigilli Angelino Alfano per affrontare un’emergenza che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi definisce intollerabile. Soluzioni? Maggiori poteri al responsabile del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), coinvolgimento dell’edilizia privata per la costruzione di nuove strutture grazie allo stanziamento di 500 milioni di euro (non è ancora chiara la procedura per la destinazione delle gare d’appalto e come verrà recuperata la cifra). Il mondo del volontariato insorge e chiede al Governo di destinare i soldi (o almeno una parte) a progetti per il recupero sociale delle persone detenute, con quella cifra ne potrebbero essere finanziati oltre 10.000.
Perché le misure alternative alla carcerazione (a esempio affidamento in prova, semilibertà con attività lavorative o istruttive utili al reinserimento sociale) ci sono e funzionano: il tasso di recidiva ordinario è circa del 68%, cala al 30% per chi sconta la pena in regime prevalente di misura alternativa. Senza contare che molti detenuti potrebbero svolgere ben più proficui lavori socialmente utili. Il sovraffollamento delle carceri italiane è sicuramente uno dei problemi attualmente più urgenti: oltre 65.000 le persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di 44.066 posti. Gravi e ovvie le conseguenze: celle stracolme, condizioni igieniche precarie, bassissima assistenza socio sanitaria, conflitti, dovuti spesso alla convivenza forzata in cella di più persone di culture ed etnie diverse, maltrattamenti fino a suicidi. E in Italia il ritmo di crescita della popolazione carceraria è tra i più alti in Europa, così come alta è la percentuale di coloro che in carcere sono in attesa di sentenza definitiva. Una situazione monitorata attraverso l’Osservatorio nazionale sulle condizioni di detenzione in Italia e Europa dell’associazione "Antigone", che da oltre vent’anni si occupa di difesa dei diritti dei detenuti e delle garanzie nel sistema penale, e spesso denunciata. Susanna Marietti ne è la coordinatrice nazionale.
A gennaio 2010 sono 65.067 le persone (detenute nelle carceri italiane, Una vera emergenza: quali le cause principali?
"Lo cause principali derivano da elementi che si muovono su due differenti livelli. Il primo è quello normativo, dove alcune leggi recenti hanno cominciato a dare frutti a pieno regime, in particolare la cosiddetta Bossi-Fini sull’immigrazione, la Fi-ni-Giovanardi sulle droghe e la ex-Cirielli nella parte in cui allunga le pene e rende più difficile l’accesso ai benefici penitenziari per i recidivi. che costituiscono la grande maggioranza dei detenuti nelle carceri, caratterizzata da uno siile di vita legato alla piccola e piccolissima criminalità, di cui la recidiva è fattore caratterizzante. L’altro livello è quello culturale, che vede competere le forze politiche nel chi grida più forte alla sicurezza pubblica e alla tolleranza zero. Si è perso il senso del risolvere i problemi delle persone con strumenti diversi da quello carcerario. Se questo è il messaggio che viene dalla politica, è evidente la ricaduta che può avere sull’operato delle forze di polizia e della magistratura. Ecco allora, per esempio, che quasi metà della popolazione detenuta in Italia è in custodia cautelare, una percentuale tra le più alte in Europa".
Qual è la situazione dei detenuti nelle carceri italiane che emerge dal lavoro dell’Osservatorio di Antigone? Quali le condizioni di vita?
"L’attuale affollamento rende le condizioni di vita intollerabili. E Antigone è in buona compagnia nel denunciarlo: nel luglio scorso l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione dell’articolo 3 della Convenzione, quello che proibisce la tortura e le pene e i trattamenti inumani o degradanti. I giudici di Strasburgo hanno ritenuto che far vivere una persona in condizioni di sovraffollamento come quelle che erano state imposte a un detenuto di origine bosniaca nel carcere romano di Rebibbia significhi sottoporlo a un trattamento inumano e degradante. Ora molti altri detenuti, aiutati dai nostri legali, stanno presentando analogo ricorso alla Corte. Il sovraffollamento è innanzitutto mancanza di spazi fisici vitali, ma ha ripercussioni su ogni aspetto della vita detentiva, dall’assistenza sanitaria alle attività di studio e ricreative. Oggi la maggior parte delle persone detenute vive chiusa in celle piene di letti e brandine, dove spesso si deve fare a turno per potersi alzare in piedi".
Si può parlare di triste specificità italiana rispetto all’Europa?
"In parte sì e in parte no. In parte sì, visto che abbiamo il peggior rapporto legge-prassi. Ossia: la legge riconosce diritti e opportunità che la prassi nega quotidianamente. In parte no, perché tutta l’Europa si è caratterizza per un maggior investimento pubblico nelle politiche di sicurezza, con un progressivo rialzo dei tassi di detenzione".
Settantadue suicidi in carcere nel 2009, già sette nel 2010: assenza di assistenza sociale e psicologica, maltrattamenti, abbandono, sovraffollamento.. quali le cause principali?
"Il 2009 ha costituito l’apice della curva statistica sui suicidi penitenziari, e il 2010 già si annuncia non da meno. Non c’è dubbio che il sovraffollamento abbia una forte incidenza su questo. Vivere in simili condizioni porta alla disperazione. E ovviamente educatori, psicologi e assistenti sociali, in numero pensato per 44.000 detenuti, non sono in grado di gestirne oltre 65.000, nelle esigenze individuali, nelle problematiche specifiche. Non si riesce a dare attenzione al singolo, l’individualità del trattamento rimane un ricordo da libro di giurisprudenza. Durante lo scorso Governo, l’Amministrazione penitenziaria emanò una circolare - fortemente voluta dall’allora sottosegretario alla Giustizia con delega alle carceri Luigi Manconi (cui Antigone diede il proprio contributo) - che riguardava i cosiddetti "nuovi giunti", cioè quei detenuti appena arrivati in carcere dalla libertà, tra i quali è più frequente il rischio di suicidio. Si prevedevano per loro sezioni apposite, particolarmente seguite nell’assistenza psicologica. Bene: il nostro Osservatorio ha riscontrato che di queste sezioni c’è poca traccia in giro per le carceri italiane".
Qual è la situazione degli stranieri detenuti anche in relazione al reato di clandestinità del "pacchetto sicurezza"? Quale a vostro parere la prospettiva?
"Gli stranieri nelle carceri italiane sono 23.530. Di questi, 13.825 sono in custodia cautelare: il 58,75% degli stranieri in carcere è in carcerazione preventiva. Gli italiani in custodia cautelare sono circa il 15% in meno rispetto agli stranieri. È evidente che nei confronti di questi ultimi vi è una maggiore propensione all’uso del carcere anche durante la fase processuale. Ciò forse accade per una sommatoria di ragioni: assenza di riferimenti esterni dove disporre gli arresti domiciliari; minore capacità di difesa adeguata; cautela giudiziaria contro il rischio di irreperibilità. Sta di fatto che esiste una discriminazione nell’uso degli strumenti cautelari. Guardando al numero degli ingressi degli stranieri in carcere, vediamo che nel 2008 sono stati 43.099, ossia il 46% del totale. 13 mila di questi sono stati motivati dalla mancata ottemperanza all’ordine di allontanamento del questore. Basterebbe depenalizzare questa condotta per risolvere il sovraffollamento penitenziario. In ordine decrescente, ecco le etnie più rappresentate in carcere: i marocchini sono 4714, i rumeni 2670, gli albanesi 2610, i tunisini 2499. Le Regioni con più detenuti stranieri sono la Lombardia con 3525, il Piemonte con 2376, l’Emilia Romagna con 2116, il Lazio con 2064. Rispetto ai reati compiuti si segnala che agli stranieri è ascrivibile solo Io 0,2% dei crimini di associazione a delinquere di stampo mafioso, contro il 3,9% ascrivibile agli italiani; il 16,4% dei reati contro la persona, contro il 15,5% ascrivibile agli italiani; il 14,8% delle violazioni della legge sulle armi, contro il 18,4% ascrivibile agli italiani; il 15,9% delle violazioni della legge sulle droghe, contro il 12,4% ascrivibile agli italiani".
Quali le proposte principali presentate da Antigone per migliorare le condizioni e affrontare il problema sovraffollamento?
"Lo scorso ottobre presentammo a parlamentari, magistrati, avvocati, alti funzionari dell’amministrazione, giornalisti - un documento con tre gruppi di proposte, classificati come a breve, a medio e a lungo termine. Quel documento racchiude le nostre convinzioni sulla riforma del sistema penale e penitenziario. Ma ci rendiamo conto che, nell’attuale situazione politica, esso non è praticabile in tutte le sue parti. Una seria riforma del Codice penale, a esempio, è stata in parte tentata in varie passate legislature, ma si è sempre arrivati a un nulla di fatto. Figuriamoci che cosa potrebbe accadere nel clima di oggi... Eppure quella sarebbe la via maestra. Una soluzione a lungo termine, tanto nei tempi che ci vogliono per portarla a compimento quanto negli effetti duraturi cui condurrebbe. Volendo essere costruttivi, proponiamo alcune misure di carattere normativo e amministrativo che sarebbero praticabili nell’immediato. Le abbiamo elencate alla Camera del Deputati insieme a Vie Caritas e Arci nel giorno in cui l’Aula discuteva le mozioni sul carcere. Si tratta di aumentare il ricorso alle misure alternative alla detenzione, rivedere le tre leggi che ho citato sopra, diminuire il ricorso alla custodia cautelare in carcere, introdurre anche per gli adulti l’istituto della messa alla prova, introdurre il difensore civico nazionale delle persone private della libertà, prevedere il reato di tortura nel nostro Codice penale, assumere mille nuovi educatori e mille nuovi assistenti sociali".